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martedì 17 agosto 2010

Dimenticabile presidente.


Si dice sempre bene di chi muore: è un'abitudine figlia della carità.
E si dice sempre meglio della prima repubblica: è la naturale conseguenza del confronto con la seconda.

Per Francesco Cossiga mi guarderò bene dall'indulgere tanto sulle abitudini che sulle naturali conseguenze.
Cossiga, uomo di potere cinico e dalla "doppia verità" (ben descritto in questo articolo , di oggi, pubblicato da Ansa.it) ha rappresentato, in vita, tutto quello che della politica non ho mai amato.
E in quella di prima, e in quella di poi.
Ritengo anzi che nell'assenza di scrupoli e di senso di opportunità, e persino nell'ambiguità di Cossiga si rinvenga il miglior trait d'union tra le due repubbliche.
Non si è mai capito da che parte stesse. Credo fosse esattamente quel che voleva.
Spero però che almeno lui, in fondo, ne avesse un'idea.

«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale» (Francesco Cossiga, 23/10/2008)

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