Proprio come in quei film di genere, in cui si categorizzano - prima di tutto in senso antropologico - gruppi e schieramenti politici. A tavola, però. Sì, a tavola: e sentite perchè.
Si dice che il primo a (ri)entrarvi, dopo la liberazione del '44, fu Hemingway. La cosa non stupisce: essendo questi di stanza nel locale sito esattamente di fronte a Lipp, il "Deux Magots" (altro pezzo di storia), ed essendo uomo che amava e praticava e teorizzava il viaggio, niente di meglio che avventurarsi in un attraversamento di strada, per poi cantarlo come un lungo percorso esistenziale.
Mezzo km più a sud si scorgono, anche a distanza, le luci della Coupole. Ancor più storico ritrovo di pittori e scrittori negli anni '30 (inaugurato il 20 dicembre 1927 da Ernest Fraux e René Lafont, conobbe un rapido successo ospitando personalità come Jean Cocteau, Joséphine Baker, Man Ray, Georges Braque, Picasso, Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre, André Malraux, Jacques Prévert, Marc Chagall, Édith Piaf) oggi questo locale accoglie una Parigi borghese più "aperta": socialmente ed etnicamente trasversale, e rilassata al punto giusto: e questo vale tanto per la clientela che per gli addetti al servizio. Qui infatti, lungi da quel distacco a volte quasi infastidito di sopra, i camerieri sono più cordiali: addirittura disponibili a mettersi in carovana per una carnevalata, quando c'è un compleanno da celebrare (a sorpresa), gridando a squarciagola "Bon anniversaire" mentre portano al (malcapitato) festeggiato una gigantesca torta. Che è finta, però: così, appena l'attenzione generale si sposta dal tavolo in questione, la torta la segue. Qui tutti gli addetti sono piuttosto informali. In particolare ce ne è uno, ormai da qualche mese, in costume indiano, con tanto di turbante e diadema. Sarà divertente, se ci andrete, vederlo condire la tartare (sudando un casino) dentro la sua - ammesso che sia indiano pure lui - tradizionale palandrana. E vi sembrerà magari strano veder svolgere queste operazioni sotto un Picasso originale, ma ve l'ho detto, qui sono informali. Anzi, lo stereotipo del non formalismo.
In realtà, però, i menu non sono molto diversi tra Lipp, la conservatrice e Coupole, la progressista: all'85%, può ben dirsi che siano sostanzialmente identici. Anzi, si può tranquillamente dire che siano identici a quelli di qualsiasi altra brasserie. Di destra, sinistra o centro che sia. Quel che dovrete capire, pertanto, è - qualità dell'esecuzione a parte - quale ambiente vi si confaccia di più. In fondo, come diceva Gaber, la vita è tutta una questione di gusti. Di gusti, sì, più ancora che di opinioni: che sono i primi a fare le seconde, in quel percorso di antropologizzazione dell'idea che - specie in questi luoghi che vi ho descritto - trova luogo.
Quando sarete seduti al vostro tavolo, accanto ad un compleanno chiassoso (e una torta finta) o ad una carovana di ottimati appena tornati dall'Opera, pensateci.
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