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domenica 27 marzo 2011

Giovanni e Pietro.


Questo articolo (e l'annesso fotomontaggio, che vedete qui sopra) è stato pubblicato dal settimanale "Vercelli Oggi", sul numero uscito in edicola il 19 marzo scorso. Ringrazio l'amico Guido e per l'ironia e per le belle parole.

Chiamarli "bobbiani doc” (seguaci dell’Onorevole Luigi Bobba, interpreti autentici del leader) è, in fondo, riduttivo. Perchè il percorso politico dei due dirigenti del Pd che oggi stanno facendo la “linea” si inizia ben prima di incrociarsi con quello del Parlamentare di Cigliano, che arriva in provincia di Vercelli – da cui è partito – direttamente da Roma. Prima Presidente nazionale delle Acli, poi Senatore in quota Margherita, ora candidato ufficiale del Pd alla Presidenza della Provincia di Vercelli. Una candidatura votata all’unanimità da tutto il partito, ma solo dopo che la decisione – assai più sofferta – proprio sulla linea politica ha invece visto, la settimana scorsa, all’Assemblea provinciale dei delegati di Circolo del partito, prevalere una maggioranza (30 voti contro 15) assai decisa a rompere con il passato per guardare al futuro. E la voglia di futuro che si respira in provincia di Vercelli è quasi palpabile. Ufficialmente la spaccatura consumatasi all’interno del Pd è corsa lungo la discriminante delle alleanze: con la Sinistra “radicale” (ad esempio: Giorgio Comella, Maria Pia Massa, Claudio Fecchio, Leo Alati) già dal primo turno, oppure solo dopo, con un apparentamento, in caso di ballottaggio? Quesito per iniziati, che ne cela un altro, invece è un po’ meno esoterico: vogliamo spostarci un po’ più al centro? Ed un altro ancora: chi comanda nel Pd di Vercelli?

Le risposte, dopo l’assemblea della settimana scorsa: vogliono effettivamente spostarsi un po’ più al centro, come avrebbe voluto la buonanima (politicamente parlando) di Walter Veltroni. E quei quindici voti, che rappresentano un terzo del partito, hanno messo in minoranza Alessandro Bizjak, Gabriele Bagnasco ed Alessandro Portinaro (che però si è subito messo “a disposizione” del capo) a fronte di una ormai salda maggioranza nella quale convivono sia l’anima tradizionale della sinistra politica, sia quella più laica e riformatrice: di questa sintesi Luigi Bobba e Maura Forte sono l’espressione. L’espressione finale. Perchè il gran lavoro di elaborazione, di “cucina” politica, di contatto quotidiano con la base, ma anche con i vertici regionali del partito è opera di tanti militanti e dirigenti locali che hanno nomi, volti, storie. Ma è soprattutto frutto della pazienza, della tenacia e – diciamolo pure, perchè no?! In fondo non è ancora vietato – della intelligenza proprio di Giovanni Corgnati, Sindaco plebiscitario di Cigliano e Gabriele Molinari, enfant prodige di un evo politico vercellese (il crepuscolo degli Anni Novanta) abbastanza erodiano, che alle giovani speranze ha piuttosto indicato la più salutare via della fuga in qualche altra parte del mondo – eventualmente, anche in Egitto, oppure solo a Milano o Torino – che non quella di una crescita nelle Istituzioni vercellesi.

Così, i due sono ora politici di lungo corso, a dispetto della età di quest’ultimo, che a suo tempo fu uno dei più giovani Consiglieri comunali d’Italia, entrando a Palazzo Civico a Vercelli, appena ventenne, proprio con il Sindaco Gabriele Bagnasco, nel 1995. Stanno al Capo come stavano al Redentore gli Apostoli Giovanni e Pietro, cari a tanta eloquente iconografia, che non ha bisogno di chissà quale esegesi. Giovanni (Cefa) Corgnati si è dimostrato uomo pragmatico, capace di scelte amministrative concrete e condivise, utili alle comunità amministrate. Che convince e rassicura il popolo di Amministratori locali, militanti e dirigenti di base. Rassicura anche gli interlocutori esterni al partito, perchè incarna la figura di un uomo di sinistra abituato anche a misurarsi con le categorie dell’impresa, delle professioni. Insomma, con il mondo dell’economia, che è l’orizzonte vero e più difficile di ogni sfida politica.

A Gabriele (Giovanni) Molinari, avvocato civilista (Presidente di Anci Giovani del Piemonte, componente della Direzione regionale del Pd), si devono intuizioni destinate, il più delle volte, a lasciare il tempo che trovano. Perchè questo è un po’ il destino di tutti coloro che stanno sulla cima di una collina: vedono, dall’altra parte, ciò che gli altri non possono ancora vedere. E qualche volta passano pure per visionari. Gli piace confortare le idee che gli vengono con buone e ben digerite letture. Ed anche questo fa sì che non siano poi moltissimi coloro che lo capiscono. Ma, alla fine, gioca la carta dell’umiltà e allora diventa accessibile. Così parla volentieri con tutti. Ed anche questo saper dialogare a 360 gradi gli ha causato noie: dicono che sia troppo trasversale. Il fatto è che la sua identità è ben radicata e così non fa fatica a mettersi in gioco, a confrontarsi con chiunque. Alla contrapposizione di schieramenti tra destra e sinistra preferisce semmai quella tra vecchio e nuovo. La sua traversata nel milieu politico in questi ultimi quindici anni l’ha portato dal Pds, alla Lista Civica Vercelli 2003, alla Margherita e quindi al neonato Pd, che ha tenuto a battesimo in Piemonte con Gianluca Susta, dando vita, con l’Eurodeputato biellese, ad un sodalizio politico inossidabile.

Gli piace indagare territori difficili: è credente, ma non confessionale: le religioni rivelate non lo convincono. Meglio quella civile, che pone al centro un’etica oggi chiamata fare i conti con il tema della bio etica e del fine vita. Così si impegna per l’eutanasia e per la libertà individuale nelle scelte. Parrebbe quasi un epigono (un po’ più allegro) di Giuseppe Mazzini. E, infatti, è nato nello stesso giorno e mese – 22 giugno – di quel “dottor Brown” che amava, o doveva, dirsi “straniero in patria”. Quando proprio è afflitto dal “tedium” per la tanta mediocrità che si vede in giro, va a giocare una partita di calcetto e così non ci pensa più per un po’ di tempo. Ma poi la passione gli è sempre tornata. Come è successo in questi ultimi mesi, quando – dopo un periodo aventiniano – è tornato in gioco. E i risultati si sono visti. Al punto che, insieme a Corgnati, ha rimesso in moto la macchina dell’iniziativa politica. Così Giovanni e Pietro hanno preso carta e penna ed hanno scritto una lettera aperta a Davide Gilardino, ormai a buon punto nella preparazione di una “lista dei Sindaci” per l’elezione del prossimo Consiglio provinciale. La proposta è semplice: uniamo tutte le forze che possono dire e rappresentare qualcosa di nuovo.

Una provocazione? E chi lo può dire?! Le cose nuove in politica - e non solo - accadono perchè e quando devono accadere, non necessariamente quando sono progettate come tali. E l’approccio fenomenologico a questi fatti non è meno dignitoso di altri. Se Alcide De Gasperi vagheggiava un “centro che guarda a sinistra”, ora Giovanni e Pietro pensano – e qualche ragione forse ce l’hanno pure – ad una sinistra che guarda al centro. Anche perchè, se si ostina a guardare solo a sinistra... Sarà che, a Sergio Chiamparino, la domanda l’hanno posta in un momento sbagliato. Forse era giù di morale. Il fatto è che, interrogato sul futuro del Pd, il Sindaco di Torino ha detto chiaro e tondo che di futuro non ne vede. E Molinari, dal canto proprio, osserva:”Se un dirigente come Chiamparino rilascia una dichiarazione del genere, non possiamo fare finta di niente e dobbiamo aprire una riflessione seria”. Che, tradotto, potrebbe significare: dobbiamo abituarci all’idea che non possiamo più dare nulla per scontato.

Allora, chissà, se Giosuè Carducci fosse qui tra noi, oggi, forse riscriverebbe per Molinari il pensiero che dedicò proprio a Giuseppe Mazzini:”Un popol morto dietro a lui si mise. Esule antico, al ciel mite e severo. Leva ora il volto che giammai non rise. Tu sol — pensando — o ideal, sei vero. E scusate se è poco.

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