Cerca nel blog

sabato 21 febbraio 2009

"Mani in alto, questa è una rapina!" (ma, in ogni caso, tutti con Franceschini).



Il Pd della retorica della democrazia che si fa idiozia, dove siamo tutti amici, e dove il nostro organo sessuale conta tanto quanto il nostro cervello, quel Pd lì probabilmente non c'è più. Bene.
Ma non c'è più nemmeno la democrazia "reale" tanto celebrata in questi mesi, cioè il filtro delle primarie (che solo qualche settimana fa tornava buono anche per stabilire i turni per il bagno): anche quelle scomparse, in nome di un unanimismo che in realtà non esiste, che è fintissimo e pericolosissimo perchè ci impedisce - una volta di più - di confrontarci e comprendere quale debba e possa essere la nostra vera identità.
Vero è anche che primarie "sulla persona", senza cioè un disegno politico che stia dietro al suo, ovvero ai suoi interpreti, non porterebbero comunque lontano un partito che ha o dovrebbe avere fame di contenuti; ma è un dato di fatto che il popolo del Pd venga derubato di un principio cosiddetto e annunciato e sancito "essenziale": colpisce peraltro come l'"eterno vertice" romano operi senza troppi imbarazzi, molto sbrigativamente.
Rimandando, tuttavia, sempre a domani il momento delle scelte "vere", è naturale che se ne operino sempre solo di posticce.
Non stupiamoci, quindi, se il neosegretario Franceschini (persona che mi pare molto perbene, e peraltro - mi piace ricordarlo - ottimo scrittore), in difetto di elementi nuovi (che necessiterebbero di quel famoso confronto, per emergere) esordisca sulle note dell'antiberlusconismo. Che è da 15 anni, quindi, l'unico collante della sinistra prima, dell'Ulivo poi e del Pd oggi.
Ciò premesso, è naturale che si debba offrire a Franceschini il più leale e totale appoggio, anche se il dibattito interno deve essere libero ed anzi, aumentare: svolto nelle sedi opportune, ma libero: non più, quindi, soffocato ipocritamente come fu nel veltronismo, ma nemmeno sostituito da un inutile, strisciante, susseguirsi di commenti smozzicati, strategici, laceranti e soprattutto - aggiungo io - "ad minchiam". Quel che è stata appunto la reazione al veltronismo; peraltro non molto dissimile da quella al Prodi II.

Per chi ha ancora voglia di leggere sul punto linko altro commento su FB.

martedì 10 febbraio 2009

Partito senza meta.


Oggi avrei dovuto partecipare - alle 17,30 a Vercelli - ad una manifestazione indetta dal mio partito, il PD, a sostegno del presidente della Repubblica Napolitano, e a difesa della Costituzione: entrambi bersaglio di Berlusconi e dei suoi pericolosi “strappi” istituzionali (non mi dilungo, perchè ne ho già parlato), la cui genesi è riferita al tristemente noto caso di Eluana Englaro, ma la cui forza, la cui portata destabilizzante dell'ordinamento trascende quell'origine e quel caso (Berlusconi arrive a dire che la Costituzione è “filosovietica”: lì il caso Englaro non c'entra più nulla).
Ieri sera Eluana muore. La cosa colpisce tutti, ci rattrista molto. Ci rattristano anche gli esercizi di ipocrisia e sciacallaggio che ne seguono sulle emittenti della nostra evoluta telecrazia, ma il pensiero primo – doloroso – è per una vita che si spegne, e per quelle di chi di quella stessa vita è madre, e padre.
Stamane il mio partito annuncia che la manifestazione prevista (per Napolitano, la Costituzione ecc.) non si tiene: ricevo un sms in cui c'è scritto “riteniamo che all'epilogo della lunga e tragica vicenda di eluana l'unica cosa giusta sia il silenzio. Per questo motivo il presidio di oggi è sospeso”.
Il che mi sorprende, poiché non mi pare aver alcun senso. Ce l'avrebbe avuto, certo, se il presidio fosse stato per Eluana, per ..i diritti del malato, o comunque per il “merito” della questione; ma la manifestazione prevista riguardava tutta un'altra cosa: la Costituzione, Napolitano, ecc., ed un diversissimo problema di “legittimità” costituzionale.
Provo a parlarne con qualcuno del mio partito, a Vercelli come fuori; cerco di esporre un banale punto di vista che qui di seguito provo ad esplicitare, ma la risposta è che “c'è il rischio è di essere strumentalizzati”, e che comunque molti “non se la sentono”.
Io continuo a non capire, e a non condividere: ma insomma, domando “la manifestazione è per la Costituzione o per Eluana?”. Non ottengo alcuna risposta degna. Anzi, non ottengo nessuna risposta. Perchè forse nessuno lo sa davvero.
Queste per me non sono sciocchezze. Mi chiedo, infatti, seriamente, se la gente sa davvero per cosa cacchio manifesta, e così pure, quando sceglie di non manifestare se ne comprenda realmente la ragione...
Il problema è serio. C'è una confusione di piani, nel dibattito italiano, ma anche e soprattutto nel nostro PD che qui è emersa palese, e che mi inquieta non poco.
Non si riesce letteralmente a capire e a far capire “DI COSA SI PARLI”, c'è una costante fuga nell'emotivo e nel prepolitico che impedisce ogni analisi, ogni idea, ogni comunicazione.
Tutto si butta in un mixer, senza distinzioni, e con impari proporzioni di cuore e ragione: alla fine la logica dell'”un tanto al chilo” è imperante, e di fatto non si parla mai della cosa di cui si dovrebbe parlare, bensì del sentimento (o dei sentimenti) che essa suscita.
Però non ce ne rendiamo nemmeno conto: del tutto convinti di aver analizzato un problema, in realtà è come se avessimo fatto della microchirurgia con un'ascia.
E probabilmente, quando proprio non sappiamo cosa dire (o abbiamo paura di “essere strumentalizzati”) tiriamo fuori questa cosa del “silenzio”, che tanto piace a tutti e ci fa fare una nobile figura.
Non solo, alla fine è chi cerca di fare chiarezza a passare per un cinico, per uno senza cuore, senza pietà. Già immagino chi – senza nemmeno terminare la lettura di questa nota – lo penserà di me. Poco importa, perchè in fondo il timer della mia insensibilità è avanti di sole 48 ore.
La manifestazione di solidarietà a Napolitano, di difesa della Costituzione si terrà infatti il 12.2 p.v., come da dispaccio del loft romano.
A quel tempo pare che il lutto per la vicenda di Eluana - che nulla, pure, riguarda quella manifestazione, sottolineo - “dovrà” essere passato.
Personalmente non so se ci andrò, il 12 a manifestare: perchè a conti fatti non so neppure per che cosa manifesto. Se è per buttarla sul “cuore”, allora dico che i sentimenti preferisco gestirmeli per i fatti miei, e quelli imposti ad orologeria mi sembrano – francamente – un'assurdità (nemmeno troppo furba, poi).
Una volta di più mi sento estraneo all'atteggiamento di chi “per non farsi strumentalizzare” diventa prigioniero di un politicamente corretto che ormai tuttavia scema nel politicamente insulso.

giovedì 5 febbraio 2009

Emergenza istituzionale. Adesso che il berlusconismo ha messo le radici il problema è serio.

IL GOVERNO, IN QUESTE ORE, STA PER PRESENTARE UN DL CHE IMPEDISCA, NEI FATTI, LA SOSPENSIONE DELLA NUTRIZIONE DI ELUANA ENGLARO. NON ENTRO NEL MERITO, PERCHE' SU QUESTA VICENDA SI E' GIA' ESPRESSA, CON PROVVEDIMENTO DEFINITIVO, L'AUTORITA' GIUDIZIARIA. LA SCELTA DEL GOVERNO NON HA PRECEDENTI NELLA STORIA REPUBBLICANA, ED E' MOLTO GRAVE PER LE CONSEGUENZE CHE EVIDENTEMENTE INNESCA NELLA VITA ISTITUZIONALE ITALIANA: CITO DI SEGUITO LE PAROLE DEI LEGALI DELLA FAMIGLIA ENGLARO, DI CUI UNO DI ESSI - V.ANGIOLINI - FU MIO PROFESSORE DI DIRITTO COSTITUZIONALE IN CATTOLICA. "Una scelta costituzionalmente abnorme, mai verificatasi nell'Italia repubblicana", dicono Giuseppe Campeis e Vittorio Angiolini. In questo caso, infatti, il provvedimento governativo finirebbe per fermare "l'attuazione di specifiche pronunce giurisdizionali inoppugnabili e sottoposte a verifiche giudiziarie di ogni tipo...". Secondo i legali, si verificherebbe, insomma, un conflitto senza precedenti tra potere giudiziario e potere esecutivo. Senza contare, proseguono "gli aspetti umani e medici della vicenda" che riguardano, tra l'altro, un trattamento sanitario in corso e il perdurare dell'invasione di mani altrui sul suo corpo che dura ormai da 17 anni". LO SCONTRO TRA IL POTERE ESECUTIVO E QUELLO GIUDIZIARIO E' UN SINTOMO PRIMO E GRAVISSIMO DI UN PAESE MALATO. LA STORIA CE LO INSEGNA, CON MOLTI DRAMMATICI PRECEDENTI. COMUNQUE LA SI PENSI CIRCA IL CASO ENGLARO, SI SAPPIA CHE IN QUESTO MODO IL GOVERNO PORTA UN COLPO MORTALE A QUEL SISTEMA CONDIVISO DI POTERI, COMPETENZE E PRINCIPI, COSTRUITO E DIFESO CON MOLTI SACRIFICI, E SU CUI SI ERIGE LA SOSTANZA DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA.

giovedì 29 gennaio 2009

L'ottimo Obama è davvero ottimo.

Dicevo pochi giorni fa che bisognava aspettare, che non ritenevo opportuno procedere a celebrazioni anticipate dell'"ottimo Obama"; ma ora devo e voglio dire che le premesse sono davvero ottime.
Obama non perde tempo: fa. Non sta deludendo l'America, e ci dà buoni esempi.
Su politica estera, diritti, libertà di ricerca, è stato - a mio avviso - esemplare.
E credo sia giusto dirlo; non solo: anche chi non ne apprezza le scelte, dovrà convenire che esse sono chiare, nette, pratiche.
L'esatto contrario dell'America di ieri e dell'Italia di oggi.

martedì 20 gennaio 2009

Dalla superstizione alla realtà: ora governa.

Normalmente un politico, come ogni uomo pubblico, diventa mito con la morte. Si pensi solo a Kennedy, cui andarsene (peraltro tragicamente) giovò e non poco.
Per Obama la regola non vale, e le cose paiono invece invertirsi: egli è stato consegnato al mito assai prima della sua (speriamo lontana) dipartita. E' stato da subito così incredibilmente feticcio che più che di una Nazione egli pare assurto a capo di una Chiesa.
Di una Chiesa mondiale, s'intenda.
Ovunque, infatti, dilaga la Obama-mania; autenticamente: così tutti paiono attendersi miracoli più che azioni di governo; e virtù taumaturgiche, più che abilità politica.
Ma così non funziona: Obama è un politico, e la sua storia personale ce lo descrive anche piuttosto cinico, come del resto è lecito attendersi da uno che arriva giovane, figo e nero alla Casa Bianca (del fatto che è nero - ovvio - se ne è parlato molto; ma proviamo a vedere quanti giovani e fighi ce l'hanno fatta prima di lui...ecco, forse solo Kennedy).
Ora, però, è finita la parte del marketing; ora gli tocca davvero governare, assumere scelte nell'interesse della sua gente, e finchè non riusciremo ad emanciparci - ahimè - un pò anche nel nostro.
Ora, pertanto, è tempo - per lui - di ritornare umano, di vivere nel proprio tempo e non oltre lo stesso. E di lasciare perdere, sottraendovisi, i fanatismi da stadio che pure continuano a manifestarsi.
Proprio oggi leggevo i commenti dei lettori di Repubblica.it, mentre scorrevano le immagini del giuramento.
Due di essi, ricorrenti, mi hanno colpito. Uno diceva che Obama è bravo perchè è scomodo. L'altro che mentre lui giura sulla Costituzione i nostri la cambiano ad uso personale.
Ora, a capire che un Capo di Stato è scomodo ...il primo giorno di governo ci vogliono dei poteri divinatori. E se lo si pensa solo perchè è nero...allora pare che si voglia quasi alimentare, anzichè eliminarlo del tutto, il fantasma della discriminante razziale.
Secondariamente, può banalmente osservarsi che tutti i Capi di Stato giurano sulla propria Costituzione. E' così anche da noi.
Tutto sta in chi sia colui che giura.
Peraltro non è previsto che la Costituzione sia immutabile; non è previsto dalla Costituzione stessa: che più intelligentemente dei suoi "tifosi" prevede da sè il rimedio alla propria (ove) raggiunta vetustà.
Ovviamente non c'è nessun intento di difendere S.B., quanto invece, più semplicemente, l'invito a non vedere tutto in chiave mitologica.
Proviamo dunque a vivere il presente insieme ad Obama, criticamente e senza dogmi di fede.
Che il "mondo sia cambiato", come oggi sento dire un pò ovunque, è certamente auspicabile...ma non è vero. Vediamo, aspettiamo, verifichiamo: siamo o non siamo illuministi?

domenica 18 gennaio 2009

Craxi. C'era una volta il Socialismo.

In ricordo di Bettino Craxi, di Sandro Pertini e di una stagione socialista che ha fatto dell'Italia un paese più forte, più moderno, più autorevole e più laico.

mercoledì 14 gennaio 2009

Essere di sinistra, essere riformisti. The importance of being B.C. (BREVE ANALISI ITALIANA / II)

una breve, possibilmente onesta, analisi italiana: prosecuzione.

Prevedevo che la reazione al mio primo post sull'argomento "per una breve, possibilmente onesta, analisi italiana", sarebbe sfociato in quel che - in effetti - è stato. Io l'avevo messa giù così apposta, quel "possibilmente" era tutto un prgoramma: che posso non fidarmi di me, è vero, ma nemmeno mi ..."fido" degli amici che scrivono su questo spazio di web. Luca e Cioci, messo lì (è stata una provocazione, è evidente) il mio Bettino a bersaglio, non ci hanno pensato due volte e hanno sparato (Cioci addirittura accusandomi di "idolatria"). Nemmeno è valso a qualcosa l'invito a "lasciar finire" Bettino, cioè ad ascoltare quel che egli dice nell'ultima parte del video.
Peccato, però, perchè quella non era, invece, una provocazione.
E' importante, quel che Craxi dice in quell'ultima parte. Quando parla delle liberalizzazioni scellerate fatte negli anni '90 (e a seguire).
E' importante perchè quel Craxi lì, quando dice quelle cose lì, è il Craxi politico - di elevatissima statura - che nelle cronache e nella storia è stato - io insisito nel dire a torto - oscurato dal Craxi preteso emblema del malaffare.
Lo dissi già tempo fa, e lo ripeto. Le vicende giudiziarie di Craxi non mi interessano, e non perchè credo che sia stato un santo: nemmeno di questo mi interesso, che a nessun politico, peraltro, spetta (o meglio compete) la santità.
Mi interessa moltissimo, invece, il politico Craxi: che non si riduce certamente - sgombriamo il campo dai dubbi e dalle sciocchezze - alla sola legge Mammì, o all'etichetta ormai stanca della "Milano da bere".
Questo forse piace (o peggio occorre, ormai) pensare al popolo di giovani e sempregiovani giacobini che vedrebbero Berlusconi anche nelle tazzine del caffè, se solo con il cucchiaino potessero accopparlo. Ma Craxi è stato molto di più, di questo.
Ed è stato - mettiamolo bene in chiaro - un uomo della sinistra, italiana ed europea: creativo, non v'è dubbio, che la propria sinistra si è inventato, e che ha inventato competitiva, vincente; comprensibile, pragmatica; magari a volte arrogante, anche: ma viva, almeno, e capace di contare, di decidere, e di avere -quel che è fondamentale - una visione SOCIALE del mercato.
Precisamente su questo vorrei spendere alcune parole.
Craxi non era un servo del grande capitale. Questo non era certamente un "vizio" del socialismo italiano.
Quando parla, nel video, delle liberalizzazioni, esprime un concetto molto preciso, di una precisa valenza sociale e quindi per questo - ripeto - certamente "di sinistra".
Sì, "di sinistra". Semmai fu buttare a mare, liberalizzando a caso, anni e anni di investimento pubblico in settori strategici (magari talora - perchè no? - anche con buoni risultati), una scelta "non di sinistra". E quando poi si liberalizzò sfacciatamente in favore di amici (cui in realtà si è usata troppa deferenza per definire quei rapporti genuinamente amicali)... fu forse, quella, per caso, un'azione "di sinistra" !?
Dal 1993 la storia dell'Italia industriale è segnata da un susseguirsi di ...disimpegni: che lo Stato ha operato (da imprenditore), o che ha favorito (quando a disimpegnare, da sola o con esso medesimo, era la stessa grande industria privata).
Questo è avvenuto con ogni governo, di qualsiasi colore esso fosse o si mostrasse.
Dal 1993 mi viene in mente una sola occasione in cui abbiamo - per così dire - "rischiato" un'inversione a questa consolidata tendenza: fu con il caso "Rovati", e con la proposta di scorporo della rete Telecom, che prevedeva appunto l'ingresso della Cassa depositi e prestiti nel capitale di Telecom.
Da molte parti si gridò letteralmente allo scandalo: a mio avviso, immotivatamente; quella proposta fu giudicata indecente perchè si ripeteva - più come mantra che come asserto ragionato - che "lo Stato non deve essere imprenditore".
Ma chi l'ha deciso, poi, che debba essere per forza così? Forse qualcuno lo ha mai dimostrato?
La recente crisi finanziaria, il travolgimento del settore bancario ci indicano che l'intervento statale è invece NECESSARIO, ANZI PRETESO quando la situazione è ingovernabile altrimenti; cioè solo quando non ci sono più grandi capitali privati (cioè la parte sana, così si dice[va], dell'economia) disponibili all'impiego.
Il Caso Alitalia, inoltre, è assolutamente paradigmatico di tutto quanto sopra enunciato: i cittadini pagano, banche e capitale privato beneficiano.
Con postcomunisti e forzitalioti al timone di comando è sempre andata così, fatta eccezione - ripeto - per qualche intelligente sortita di Prodi: che a Craxi, ci scommetterei, non sarebbe dispiaciuta (a prescindere da chi fosse l'estensore della sortita).
Oggi, forse, c'è ancora chi crede in posizioni che pure sembravano sconfitte: tanto da una Storia mal raccontata, quanto da pessime cronache dell'attuale. Forse, oggi, le pessime cronache e la Storia "menzognata", sputtanate dai fatti, non risultano più così attendibili da impedire a quelle stesse posizioni di dimostrarsi sagge. Buone. Opportune.
Forse oggi, sarebbe (più) giusto, qualunque cosa si pensi di Bettino Craxi, analizzare davvero il suo percorso politico.
E, quando si sente parlare di riformismo, in Italia, pensare per un secondo a chi ne parla, oggi, e cosa - e come, ha riformato.