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mercoledì 14 settembre 2011
L'11 settembre alternativo.
sabato 10 settembre 2011
Cazzo che bello l'amore.

Se penso a come sono stato male, davvero un dolore bestiale
Un vuoto da era glaciale che rimuovi, che non si può raccontare
Invece adesso, cazzo che bello, scopro che poteva andare peggio
Riesco ad essere contento anche se non trovo il parcheggio
L'orologio fa tic tac e mi sembra un pezzo hiphop
In ritardo, si lo so, sono in ritardo ma però
Cazzo che bello l'amore
Che nasce da una banalissima combinazione
Che ti toglie da una bruttissima situazione
Da una frase che hai detto te
Che mi ha spezzato il cuore
Che nasce da una casualissima combinazione
Che arriva come un fulmine e spacca il cuore
Da una cosa che hai fatto te
Cazzo che bello, strapazzi le uova, profumo come una macchina nuova
Mi accorgo che qualcosa è cambiato, anche se non sono migliorato
La moto che adesso va in moto, il karma si dà delle arie
E sento salire forte le difese immunitarie
Trovare una risposta che non cercavi più
Magari a una domanda che non avevi fatto tu
Cazzo che bello l'amore
Che nasce da una banalissima combinazione
Che ti toglie da una bruttissima situazione
Da una frase che hai detto te
Che mi ha spezzato il cuore
Che nasce da una casualissima combinazione
Che arriva come un fulmine un esplosione
Da una faccia che hai fatto te
Che mi ha spezzato il cuore
Che nasce da una diversissima angolazione
Che arriva come un fulmine e spacca il cuore
Da una cosa che hai fatto te
Che mi ha spezzato il cuore
(Luca Carboni, Cazzo che bello l'amore, 2011)
martedì 6 settembre 2011
Sciopero, Generale.

Altrimenti l'espressione "Sciopero Generale" avrebbe avuto un significato assai diverso.
Non so se gli Italiani ne avrebbero tratto giovamento, Rosco e Boss Hogg sicuramente si.
Questioni residuali, in ogni caso. In più di 5 anni di Hazzard abbiamo guardato tutti solo Daisy, diciamocelo.
domenica 4 settembre 2011
Saint Kitts and Nevis. 4.9.11.
Jason Rogers, Kim Collins, Antoine Adams e Brijesh Lawrence.
Insieme hanno vinto - ai Mondiali di Atletica, a Daegu - la medaglia di bronzo nella staffetta 4x100, per Saint Kitts and Nevis.
Dietro a Giamaica (nazione regina della velocità) e Francia.
Come già scrissi sette giorni fa, SKaN è uno Stato di neppure 50mila abitanti.
Già poteva sorprendere che un paese così piccolo esprimesse il terzo uomo più veloce della Terra; ma pensare che questa sia la terza nazione più veloce, questo è assai più che sorprendente. E dà la misura di quale enorme impresa abbiano compiuto, oggi, questi quattro atleti.
Che è un po' come se Casale Monferrato, o Vercelli, o Biella (Novara no, già troppo grande, e di un bel po') mandassero - ciascuna per proprio conto - i propri atleti migliori a un campionato del mondo, gareggiando contro squadre selezionate tra popolazioni che ammontano a milioni di persone. E lì vincessero una medaglia.
E' una storia memorabile, questa. Se solo l'atletica - sport povero anche quando è ricco, riuscisse a catalizzare l'attenzione che merita, potrebbe correre il rischio di interessare a qualcuno.
martedì 30 agosto 2011
Sapevatelo.
Tanto alla fine si sistema tutto, dai...su... E poi lo sapete che lui è fatto così. Da mò. Probabilmente vi voleva fare uno scherzo; anzi, è sicuro che è uno scherzo, dai... Poi ve li ridanno sti contributi. Magari alla fine vi ridanno anche le province. Magari anche Scajola. Magari pure Bondi.
Se vi comportate bene io dico che vanno giù in cantina a tirarvi fuori pure Gianni Pilo e Giulianone Urbani. Ok? No, Moreno e Rockfeller no, non esageriamo. E' già un bel casino così, oh... Con tutti quegli scatoloni... Poi c'è ancora tutto il triclinio mobile di Gheddafi da piegare e mettere via, non se ne parla.
Ma se fate i bravi promesso che vi regalano anche l'opera omnia di Maurizio Seymandi.
Nostalgia, eh? Comprensibile. Su, prendetevi qualche minuto, riascoltatelo. Bello, lì, davanti alla cornice e all'enciclopedia; pronto, vigile; come uno che da un momento all'altro lo chiamano per la cena (un piatto veloce e un amaro calice; poi un caffè e di nuovo al lavoro).
E non pensate per forza di aver buttato 17 anni nel cesso. Che in fondo anche ai disperati si dice che poteva andare peggio.
Era il '94.
Eravate giovani.
Eravate inesperti.
Eravate ingenui.
* grazie a Andrea Tarquini per lo spunto.
domenica 28 agosto 2011
Gli sprinter ritornano. Kim Collins.
Nel 2003 non se lo filava nessuno, e vinse i Mondiali di Parigi. Fu la sua più grande affermazione, e - non credendo, neppure lui, ai suoi occhi - si mise a ridere.
Per festeggiarlo il suo sponsor tecnico, la Adidas, gli confezionò addosso uno spot in cui lo faceva correre con Jesse Owens, e in cui loro - alla fine - si abbracciano. Slogan perfetto: "Impossible is nothing". Infatti non si sapeva se fosse più incredibile che Collins abbracciasse Owens, o che Collins fosse Campione del Mondo.
Vinse ancora un bronzo, dopo, nel 2005. E, dopo ancora, non vinse più.
Un lungo declino, che in fondo non stupì nessuno.
Nel 2010, a 34 anni, annuncia il ritiro.
Ma nell'estate del 2011, Collins ritorna; e il 28 di agosto, nella finale dei 100 m. del Mondiali di Daegu è terzo. Dietro Blake, 22 anni. E Dix, 25.
Fino ai 60 m. Collins avrebbe addirittura potuto vincere, ma questo non cambia nulla. Nè alimenta rimpianti.
Collins, poco conosciuto dalle folle in quanto soggetto poco mediatico, è - per chi ama l'atletica - uno dei più grandi velocisti degli ultimi trent'anni. Al pari di altri "meno noti", come Frank Fredericks.
Perchè i grandi sprinter hanno questo, in comune: che vengono, passano, a volte pure scompaiono; ma poi tornano.
Magari non è il primo gradino del podio. Ma non è mai una volta sola.
mercoledì 24 agosto 2011
Fenomenologia di Vasco Rossi.
E così, da un mesetto buono, tutto quello che dice Vasco Rossi sulla sua bacheca del social network per eccellenza diventa un caso; e ove caso mai dovesse (come talora capita di vedere su altre bacheche, del resto) annunciarci una pisciatina, anche la pisciata di Vasco sarebbe un caso. O quantomeno ne verrebbe fuori una clip, o un “clippino”, come lo chiama lui. Se questo non è – oggi, nella società della polverizzazione e della totalizzazione mediatica – un assurdo, non saprei allora come meglio definirlo. Specie considerando che alla base della “notizia”, almeno per come viene offerta, c’è davvero poco o nulla.
Certo, ci si può inventare la storia secondo cui Vasco Rossi inviti il pubblico – surrettiziamente – al consumo di prodotti chimici, dalle droghe agli antidepressivi. Ma è un’invenzione, un falso: che quindi non può reggere. Se non per un pomeriggio scarso: cioè prima delle doverose “precisazioni”. Ma quel pomeriggio scarso scandisce giusto il tempo per le “reazioni”. E sono proprio le reazioni il pezzo forte, in questi casi. Altro che le precisazioni. Gente che non ha ascoltato le frasi a cui reagisce (il più delle volte è un politico, e non le ha ascoltate perché nemmeno saprebbe accendere un computer), e naturalmente neppure le precisazioni, raggiunta per telefono o di corsa per strada da solerti cronisti, risponde per le rime al cantante maledetto.
E così gli dice che disprezza la vita. E così gli dice che la salute è una cosa seria. E così conclude: pensi alle canzoni. Il nichilista Vasco torna dunque d’un botto “solo un cantante”, e diventa pretesto: un pretesto per moralizzare, dopo avergli organizzato, e assemblato intorno, discussioni sul nulla. Il minimo che potrebbe fare, lui, è non cadere di nuovo nella trappola. Ma se ci pensasse non sarebbe Vasco, che diamine. E poi per lui questa non è mica una trappola, anzi. Così risponde, reagisce alle reazioni. E come? No, nessun comunicato stampa ufficiale; il video, il “clippino” gli fa di nuovo, lui; di nuovo su Facebook, di nuovo un gioco, una cosa così, appunto come un qualsiasi altro utente. Ma lui è un divo, che diamine; e quindi tutti tornano a stupirsi.
Eppure il divo Vasco è diventato – se poi lo è diventato – divo, sempre tenendosi distante da ogni linea di separazione; sempre offrendosi, invece, ai fan, come uno di loro. Proprio in questo “darsi” egli è stato un paradigma del pop anni ottanta/novanta; sospeso tra un genio evidente, amaro e personale, e un trash impertinente, guascone e popolare. E ora che ogni confine è stato abbattuto (almeno in teoria, almeno per chi lo voglia abbattere) dal web, per niente solleticato – oggi meno che mai – dall’idea di isolarsi, Vasco torna; e si presenta come farebbe lo zio in pensione che ha appena scoperto internet.
E un po’ ti sorprende, come ti sorprenderebbe quello zio: solo che invece di rincoglionirsi, e rincoglionirti con Farmville, lui ti piazza lì il “clippino”: cioè se stesso, strampalato eppure unico, su internet. Ed è chiaro che ti vuole dire qualcosa; ma te la deve dire comunque ed inevitabilmente a modo suo. E questo è il punto: il modo suo è qualcosa che, per quanto cambino le epoche, resta sempre una sintesi – assai rara – di carisma e ingenuità. Piaccia o meno, quest’uomo – stupido solo per gli stupidi – colpisce e affonda ogni convenzione comunicativa con la forza del suo essere e carismaticamente e ingenuamente normale.
Nessun cantante, nessun personaggio pubblico è mai arrivato ad interagire con il proprio pubblico utilizzando Facebook (utilizzandolo davvero, si intende). Sarebbe stata una cosa banale, in fondo, a pensarci; ma, chissà perché, non ci ha pensato nessuno. Così è arrivato lui, che senza perdere tempo ha cominciato a esternare e a postare come il figlio adolescente dei nostri vicini. E tutti a chiedersi: lo fa perché è solo? Lo fa perché è malato? Lo fa per trovare stimoli? Chissà. Questo, tuttavia, non ci riguarda. Piuttosto andrebbe rilevato come quest’uomo, bizzarro eppure normale, ancora una volta rompa con naturalezza gli schemi e faccia capire, meglio di tanti – con quella stessa normalità, ingenua e magnetica – che il mondo è davvero cambiato. Che lui sarà sì sempre il solito matto, che sta sopra le righe e si mangia le parole, ma gli altri (politici “reazionisti”, cacciatori di scoop falsi, falsari, buonisti da comunicato stampa) vivono in un passato che è già morto da un pezzo. Sono stelle comete, che precipitano a mezzo fax.
Articolo pubblicato il 23.8.2011 su TheFrontPage