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giovedì 13 dicembre 2007

Lavoro e sicurezza (guestext: di Carlo Nulli Rosso)

Carlo Nulli Rosso, Vigile del Fuoco e sindacalista, mi chiede di ospitare una sua riflessione sulla sicurezza del lavoro. E' una cosa che faccio con piacere, perchè ritengo l'argomento mai come oggi importante. E perchè penso sia utile la testimonianza di chi vive davvero il problema da vicino.
"Sono passati solo pochi giorni dall’esplosione all’acciaieria Thyssen Krupp: giorni di cortei, di parole, e di altra morte sul lavoro: che ormai pare diventata ordinaria amministrazione...come ordinaria amministrazione pare sia diventato il seguire via etere disgrazie che seguono disgrazie; al sicuro dietro il protettivo schermo di un televisore. (segue all'interno di "commenti")
/Sottoscrivi l'appello a Governo e Confindustria

8 commenti:

Anonimo ha detto...

I vigili del fuoco non seguono gli avvenimenti tragici dietro uno schermo, nè reale nè virtuale; ne sono parte integrante, e per la maggior parte operano disperatamente al fine di salvare il salvabile, con un solo unico soffocante pensiero: forse anche questa si sarebbe potuta evitare...
Troppe morti e troppi infortuni continuano a funestare la nostra vita in nome di produzioni e sviluppi industriali tecnologicamente inadeguati, di risparmi su prevenzione e previsione, di carente formazione sulla gestione della sicurezza.
Forse l’urlo pietrificante di un genitore che ha perso per sempre un figlio di 26 anni, per una ormai crudele malattia che si chiama “lavoro”, dovrebbe suggerire che varrebbe la pena spendere non solo qualche soldo in più per la manutenzione, ma che la politica, entità tutt’altro che ectoplasmatica, fatta di padri, madri, figli e figlie decretasse davvero l’urgenza del problema sicurezza: ma la sicurezza del lavoro.
Troppi sconti richiesti e concessi in materia di sicurezza, troppe deroghe concesse ad un governo incapace di comprendere come l'esigenza di impresa sia quella di anteporre l’ottica del profitto a quella della sicurezza.
E allora oggi più di ieri diventa necessario coltivare una cultura della sicurezza sul lavoro che sappia imbrigliare entro le proprie maglie strette la liberticida prospettiva di mercato; occorre sgombrare il campo da contraddittorie disposizioni tese più a placare animi che a restituire dignità al lavoro: non possiamo invocare più controllo se non assumiamo controllori. Non possiamo parlare di contenimento del fenomeno quando ispettori del lavoro, ASL, e Vigili del Fuoco, soggetti deputati al dispositivo di prevenzione e sicurezza subiscono anno dopo anno decurtazioni pesantissime negli organici. Nè possiamo invocare in materia pericolose deregulation: prova ne è il “decreto Bersani” che di fatto contiene nel pacchetto delle facilitazioni alle imprese anche la semplificazione delle procedure di richiesta del “certificato antincendi”, documento necessario all’esercizio di numerose imprese, a garanzia degli infortuni, e più in generale alla sicurezza della collettività: di fatto svuotato dalla pretesa di promuovere il progettista a controllore di se stesso.
Stemperare l’ottica di profitto in favore della condivisione equivale a restituire dignità al lavoro e rispetto per la vita, nel segno d’una società davvero civile e davvero progredita.
Carlo Nulli Rosso

Anonimo ha detto...

Questa dichiarazione è stupenda. Vera fino all'osso. Troppo spesso parliamo seduti davanti ad un monitor, credendo che la finzione sia realtà.

Ma chi nella realtà ci lavora, chi dà del tu al rischio, al dolore e spesso alla morte, conosce bene le cose come stanno.

Sa distinguere un antidolorifico dalla cura.

Questo paese ha bisogno della cura. Nessuno sembra averla. Tutti sembriamo troppo presi a parlare di uno stato che non c'è e di un'industria che è solo fantasia, per accorgerci che tanta gente è stata abbandonata in nome di qualche profitto in più.

Anonimo ha detto...

Fino a quando dominerà il pensiero unico liberista del dio mercato, fino a quando il PIL sarà l'unico metro con cui misurare l'operato di un governo, fino a quando la politica continuerà a considerare inevitabile la propria subalternità alla logica "economica" delle multinazionali... non cambierà nulla, e la sicurezza sul lavoro resterà un fastidioso "lacciuolo" da cui liberarsi in nome della libertà imprenditoriale.

Anonimo ha detto...

Una mia cara amica ha da sempre sostenuto che i Vigili del Fuoco possono essere paragonati a Babbo Natale e a Gesù Bambino messi insieme. E ancora non basta per far capire il regalo che con il loro lavoro fanno: cercare a qualunque costo di salvare la vita alle persone. A rischio della propria. Mal pagati e sotto organico, eppure continuano a fare il loro lavoro.
Concordo quando dici che non c'è cultura della sicurezza sul lavoro, ma non solo da parte delle aziende che vogliono fare cassa sulla sicurezza e salute delle persone, ma anche da parte dei lavoratori.
Da sindacalista a sindacalista ti faccio una domanda: la tua fabbrica chiude, ti mette in mezzo ad una strada e tu dipendente che devi cercarti un lavoro, stai lì dentro, sapendo della mancanza di sicurezza per 12-16 filate? Aggiungendo la stanchezza alla mancanza di protezioni?
Anche i lavoratori devono imparare ad avere più rispetto della propria salute e salvaguardarla. Se non parte da loro questa cultura non possiamo aspettarci che siano le aziende ad incomincaire questo cammino.
Questa è la nuova battaglia: la battaglia per il diritto alla tutela della sicurezza.

Anonimo ha detto...

Tere il problema fondamentale risiede nella mercificazione di tutti i fattori produttivi, capitale umano compreso, ciò non soltanto svilisce la dignità del lavoro, ma produce pesanti danni sociali; dal tragico incidente del lavoratore ( magari in nero)extracomunitario che cade dall'impalcatura del cantiere edile alla contaminazione delle biomediche per passare dall'esplosione in azienda chimica, esiste un solo grande valore non negoziabile:" il rispetto per la vita umana"; ma dobbiamo farcelo dire dal papa che niente può migliorare se non impariamo a mettere la condivisione al centro del sistema economico, e non il profitto?

Anonimo ha detto...

Quello che mi chiedo è quanto profitto,quanta produzione, possono assicurare dei lavoratori che lavorano 14 ore al giorno con la paura di non tornare a casa.

P.S.
Va bene la destra liberale.Va bene l'idea del non intervento statale nell'economia.(Io non sono d'accordo ma posso accettare un'idea del genere).
Dopodiché la tutela della vita umana non c'entra nulla col non intervento dello Stato in economia.Una forza politica che non riconosce importanza al problema della sicurezza sul lavoro non è liberale:è fuori dallo Stato di diritto.

Anonimo ha detto...

Non abbiamo bisogno che un'altro interlocutore, se pur autorevole, ci venga a dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Combattiamo contro le discriminazioni sul lavoro (da quelle di genere a quelle sulla sicurezza) da sempre. Per noi il centro, non solo economico, ma della società intera, è l'uomo. The human capital direbbe il mio insegnante di marketing sociale. Eppure con tutti gli sforzi che facciamo diventa difficile far comprendere a tutti (e per tutti intendo gli imprenditori e i lavoratori) che se non c'è salute e sicurezza nei posti di lavoro, i lavoratori non possono produrre, creando un impoverimento del prodotto che causa danno agli imprenditori, e i giorni non lavorati portano, oltre a problemi di salute che non possono essere monetizzati, anche diminuzione di salario per i lavoratori. Qui chi ci va a perdere sono i due interlocutori principi. Bisognerebbe cambiare il tipo di economia: da quantità indiscriminata ad alta qualità. Questo consentirebbe anche di essere competitivi sul mercato e darebbe maggiori competenze ai lavoratori. Ma è difficile farsi sentire da chi non vuole sentire e vuole percorrere la strada più facile...a discapito di tutti.

Anonimo ha detto...

concordo con lucatortuga. Il problema e' ancora di economia politica. E troppo spesso siamo attenti alla politichetta italiana (e ai moti emotivi) trascurando quello che succede internazionalmente.A quando una bella riflessione sulle conseguenze della crisi dei mutui e le immissioni delle banche centrali ? Non c'entra dite voi ?
Purtroppo c'entra e come.Se Emilio Riva dichiara "Morire sul lavoro è fisiologico", lo scandalo non e' che lo dica, ma che per l'industria italiana e' tristemente vero.