
Si poteva pensare, fino a qualche giorno fa, che la Russia stesse per entrare in un totalitarismo (anzi, uno zarismo) di nuova generazione. Che, cioè, le condizioni per la legittimazione del tiranno maturassero tutte nel più pieno rispetto del moderno proceduralismo: cioè sotto forma di regolari riforme costituzionali, votate da un Parlamento regolarmente costituito. E' però proprio su quest'ultimo, fondamentale punto, cioè sulla regolarità della formazione dell'Assemblea parlamentare che si è verificato il grande inciampo sulla via della tirannia proceduralista. Le elezioni legislative di domenica sono state infatti viziate da gravi brogli: attraverso i quali Putin si sarebbe garantito 315 deputati su 450, cioè appunto i 2/3 utili a riscrivere la Costituzione. Questo, almeno, è quanto emerge dalle analisi dei principali osservatori internazionali. Le più aperte accuse di irregolarità le ha formulate l'Unione Europea, mentre gli Stati Uniti - per bocca del portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, Gordon Johndroe - si sono limitati "ad esortare le autorità russe a indagare". Un'ironia probabilmente involontaria, quella americana; altrimenti raffinatissima. Resta da vedere, in ogni caso, cosa accadrà ad un Paese le cui possibilità e ambizioni economiche sono da sempre inversamente proporzionali a quelle democratiche. La Russia sembra nuovamente avviata verso una dittatura, ammesso che in questi anni sia mai davvero riuscita ad uscirne. Tuttavia, se lo Zar ha dovuto ricorrere ai vecchi sistemi per "innovare", è dubitabile che egli sia davvero quello zar nuovo, che tanto desidererebbe apparire. Ma questo conta relativamente. Egli è in ogni caso uno Zar, e come tale esposto al destino che la Storia riserva agli zar. Tutti, in qualunque modo si facciano chiamare. E dietro a qualsiasi cosmesi nuovista si nascondano.
6 commenti:
>Resta da vedere, in ogni caso, >cosa accadrà ad un Paese le cui >possibilità e ambizioni >economiche sono da sempre >inversamente proporzionali a >quelle democratiche.
Purtroppo non e' sempre vero che economia e democrazia vadano sempre nella stessa direzione, e non credo che l'economia internazionale non abbia interessi nel rafforzamento di Putin (anche a discapito di quei diritti faticosamente raggiunti nel recente passato).
Eltsin era meglio?
Paolino Paperino
Vogliono dividere la Russia!
A parte che l'unica cosa che vogliamo dividere è il cervello ( poco e mal distribuito ) di un per fortuna poco noto leguleio locale dalla sua bocca ( malsana e sorprendentemente loquace quando tracanna alcool nelle ore notturne )....
Ovviamente non mi riferivo al titolare del blog.............
Pecunia non olet diceva il buon Tito Flavio....
In questo caso la pecunia odora del gas che tutti i giorni dai giacimenti dello Zar Vladimir arriva fin sotto le nostre padelle.
Vangelo caro Gabriele: purtroppo lo sviluppo di un certo tipo di economia non va a braccetto con il parallelo sviluppo di una coscienza democratica.
Non ci resta che sperare in un effetto Chavez: quando il troppo stroppia o si scoppia o si viene ridimensionati
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