Apro "La Repubblica" di oggi, e leggo:
"I temi che riguardano i valori, la visione della famiglia richiedono un approfondimento. Sono temi su cui il Paese è diviso perlomeno a metà. Non possono passare con un emendamento e la fiducia. Non sono possibili scorciatoie".
Ha detto così, la senatrice del Pd Binetti, per giustificare il proprio "no" alla fiducia al governo Prodi, che ha portato l'esecutivo sull'orlo del baratro.
Alcune considerazioni si impongono.
Primo: non solo i temi che riguardano i valori e la visione della famiglia richiedono un approfondimento. E sarebbe auspicabile che la fiducia non venisse usata per tutti questi temi meritevoli di approfondimento. Ma così non è, rassegnamoci: da sempre il ricorso alla fiducia ha inquinato la deliberazione parlamentare, e in questa legislatura, poi, il problema è più sentito. Per evidenti ragioni, che non possono sfuggire alla Binetti.
Secondo: i temi che hanno portato Paola Binetti a una decisione tanto grave, erano rappresentati, nel maxiemendamento sulla sicurezza, da un riferimento all'articolo 13 del trattato di Amsterdam. Quello che "Repubblica" definisce, per nulla oggettivamente, un "innocente documento europeo (dovrebbero essere il lettori a valutarne l'innocenza, n.d.r.) che stabilisce, tra l'altro, princìpi universalmente condivisi contro le discriminazioni per sesso e religione". La sinistra di governo (Prc e futura "Cosa rossa") ha fatto di tutto per inserirlo nel testo sulla sicurezza nel quale - meno male che lo dice anche Repubblica - "a dirla tutta, aveva forse poco senso". Di cosa si tratta, in definitiva? Di norme anti-razzismo (con la previsione di condanne alla reclusione fino a tre anni) per combattere discriminazioni "fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali".
Il riferimento che si decide di inserire nel testo, su proposta del presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi (Sd), è appunto quello "all'articolo 13 del trattato di Amsterdam", che dà agli Stati comunitari la possibilità di prendere "i provvedimenti opportuni" per combattere tali discriminazioni. Tuttavia il decreto contiene norme penali, mentre il Trattato non è legato a fattispecie penali e non è, ad avviso di alcuni senatori più periti in diritto, richiamabile in tal senso. Sulla questione tecnica si inserisce una questione delicatissima che viene duramente esplicitata dalla leghista Carolina Lussana. Stando a Repubblica ella afferma: "Questo è un vergognoso attacco alla Chiesa, che con questa modifica sarà imputata per discriminazione perchè sostiene che l'omosessualità è contro natura e nega la possibilità di adozione alle coppie omosessuali". Il governo decide allora di cambiare la norma - cancellando il riferimento che la rende "errata nella sua formulazione e inapplicabile", come dice subito dopo il voto il ministro Chiti - e invita i senatori teodem a votare lo stesso a favore della fiducia e del testo nel suo complesso. L'operazione riesce solo in parte, ma quanto basta per salvare l'esecutivo. La Binetti - visti i numeri calcolati sulla carta a Palazzo Madama, dopo il sì annunciato da Francesco Cossiga - decide di dare un 'segnale' esplicito al governo, e prende la decisione di votare contro la fiducia al governo.
Terzo: la stessa Binetti, dopo l'"avvertimento" vota a favore del testo nel suo complesso nella votazione finale, quando il rischio per la maggioranza di andare sotto diventa molto più concreto. Ovvero: la Binetti ha calcolato fin dove potesse spingersi, e in quale dato momento potesse farlo.
E' chiaro, se ogni senatore ragionasse in questo modo, ogni volta ci troveremmo di fronte a rischi enormi per il Governo. Ma si può ben credere che, a conti fatti, la Binetti non volesse nuocere. Ed è altresì chiaro come sia la stessa intrinseca fragilità del Governo a rendere possibili simili situazioni.
Quarto: è facile attaccare la Binetti, in un caso come questo, anche se non è ugualmente facile capire se chi lo fa condanna l'episodio di ieri sera o trascorsi atteggiamenti e dichiarazioni della senatrice (che certamente non è molto brava a conquistarsi simpatie). Tuttavia, e concludo, ho un forte disagio a pensare che il centrosinistra che si definisce "moderno" sia quello che forzosamente e ideologicamente inserisce in un provvedimento che parla di "sicurezza" elementi e argomenti che con la sicurezza non c'entrano nulla (vi ricordate quante critiche al centrodestra quanto si inserirì la riforma del processo civile nel decreto sulla competitività?). Sarà anche vero che talora la Binetti è eccessiva in un senso, ma cominciamo a chiederci se sia invece legittimo eccedere nell'altro, di senso: cioè quello in base al quale si sprecano preziose energie istituzionali in battaglie ideologiche di dubbia utilità, e che troppo spesso vede usata l'identità sessuale o comunque il tema sessuale come pretesto per fare politica. Abbondano i siti di politici nazionali e locali che parlano "laicamente" degli universi gay e lesbo, quasi riducendo tutto il resto a corollario degli stessi. Trionfa un acritico richiamo ad un'eguaglianza che non basta postulare come forma, ma che va ricercata anche e soprattutto nella sua sostanzialità. Questi settarismi quasi diventano per alcuni l'unica prospettiva da cui guardare il mondo, o - peggio - il vero tema assorbente, di tutto il resto. Ne dà una prova di particolare calibro (seppure nell'ambito della legge elettorale) il Presidente della Camera, che (cosa mai vista prima d'ora) attacca apertamente il premier, e lo fa esclusivamente a tutela dell'interesse del proprio partito. Quasi che il tema della governabilità (impossibile) dell'Italia non riguardasse le categorie più deboli che quel partito dice di voler garantire.
Non intendo giustificare la Binetti per la propria leggerezza, nè credo che ella debba essere giustificata ma riconosco che c'è un modo di (non) fare politica che diventa sempre più strumentale e inaccettabile. Credo sia proprio questo che, in qualche modo (forse magari improprio) la Binetti abbia voluto dire. Certamente esponendoci (ma esponendosi, anche) a un rischio enorme. Ma è un rischio enorme anche non guardare in che direzione muova la politica italiana, e la società che essa rappresenta: descritta nel rapporto n. 41 del Censis come "poltiglia".
29 commenti:
Caro Gabriele,
non posso che dichiararmi d'accordo con la tua riflessione, per alcuni motivi che esporrò ora.
1. Ieri sera ho seguito in diretta il dibattito (prima) e poi la chiama per la fiducia al governo. La sen. Binetti, per l'ordine di chiamata, è stata una degli ultimi ad esprimere il suo voto. Questo conferma (secondo la mia modesta opinione) la tua analisi sull'avvertimento che si sia voluto dare al governo. Ricordo che al gruppo "teodem" in Senato, fanno riferimento anche il sen. Bobba e la sen. Baio, i quali si sono espressi, invece, favorevolmente alla fiducia. Sarebbe bastata una singola astensione.
2. Scampato il pericolo, c'è da capire il perché di una tale comportamento, seppur molto rischioso.
La sen. Binetti dice cose condivisibili quando afferma che i dibattiti sui "valori" e la famiglia vadano discussi pubblicamente ed approfonditi senza scorciatoie. E anche vero che si perde tempo ad introdurre, nel dibattito politico, tematiche che per la nostra situazione istituzionale, da un lato, ed economica, dall'altra, sono superflue. Si badi bene, non perché di scarso rilievo. Anzi. Sono talmente importanti, che questo clima politico, iracondo e lobbistico, non può (e non dovrebbe) discuterne. Il rischio che si corre, e la vicenda di ieri ne è la dimostrazione, è che per marginali, se non proprio banali, vittorie di una parte politica (se mi permetti, altrettanto banale e marginale), la quale non ha la forza politica, sociale ed elettorale per vere e proprie riforme (ad es. i sedicenti PACS), rischia l'intera compagine governativa.
E' possibile che non ci si renda conto che è tutto iutile? Prestare così stupidamente il fianco all'on. Lussana (e al centro-destra)? E' necessario? Non credo.
Ma questo è l'ambiente con cui si è costretti (spero ancora per poco) a convivere. Scarso senso dello Stato (si veda il nostro, o, più correttamente, il "loro", visto che continua a fare il capo-partito, Presidente della Camera) scarsa attenzione ai problemi del Paese (il richiamo a De Rita è ottimo, possibile che non ce ne rendiamo conto?), lungimiranza zero.
E' facile, certamente, prendersela con la Binetti. E' ancora più facile attaccarla fingendo di non capire cosa abbia voluto dimostrare.
Si è corso un reale pericolo? Non credo. Era calcolato. Certo non è un bel vedere. Si naviga e si governa senza una metà, senza una reale prospettiva: possiamo far fronte al futuro, se non siamo neanche capaci di gestire il presente?
Un abbraccio, Ros
Calma e gesso.
Forse l'utilità di concentrarsi così tanto sui provvedimenti a favore degli omosessuali è dubbia visti i problemi di ben altra natura con cui abbiamo a che fare.
Quello che non è affatto dubbio è l'utilità di prendere provvedimenti contro la discriminazione,in generale,visto che dalla cultura della discriminazione discende direttamente la cultura della sopraffazione del più forte sul più debole.E dunque il reato.Il che spiega perché un provvedimento del genere sia stato inserito in una legge sulla sicurezza.Soprattutto sapendo che in Italia la cultura della discriminazione è fin troppo diffusa.
E'vero che il primo compito della politica,attualmente,dovrebbe essere quello dell'applicazione delle leggi.Specie in Italia dove le leggi sono ottime e la realtà un po'meno.Ma le discriminazioni,in Italia,non sono punite a dovere.Il legislatore aveva il DOVERE di intervenire in tal senso.
P.S.
E'vero che non è il problema primario.Ma è altrettanto vero che ci sono delle diseguaglianze giuridiche fra omosessuali e eterosessuali.Diseguaglianze che non hanno alcun significato in una democrazia.
Anche questo è,insomma,uno di quei casi in cui il legislatore ha il dovere di intervenire.
beh, non mi aspettavo neanche questa svolta alla ruini...
_h
Chiedo scusa, non vorrei trasformare questo post in un dibattito sulle "questioni del genere", ma non credo che esistano delle discriminazioni tra omo ed etero... E poi, se proprio si vuol parlare di discriminazioni, concetto ormai entrato nella mostra cultura e non più messo in discussione, a prescindere da un suo riconoscimento legislativo o meno, credo che sia più importante risolvere il problema della discriminazione "generazionale" tra padri e figli. Dal punto di vista enonomico-lavorativo e da quello esistenziale. Ros
S0ffermandoci troppo sul caso particolare si perde di vista il problema generale,quello cioè della laicità dello Stato e se questo principio per me irrinunciabile sia presente nel DNA del PD non solo a parole.La protervia con la quale il Vaticano vuole imporre la sua visione del mondo non trova purtroppo opposizione da parte di un fronte laico sempre più timido e condizionato da improbabili vantaggi elettorali.Riuscirà il PD a resistere a questa deriva clericale incombente? Me lo auguro,ma temo di no. I nipotini di Togliatti e di Pio XII non avranno il coraggio di uscire dalla logica perversa dell'articolo 7 della Costituzione. Più della "poltiglia Sociale" di De Rita mi preoccupa l'eterna Italia di Peppone e Don Camillo che di questa poltiglia è l'humus endemico.
Giuridicamente ineccepibile la requisitoria di Gabri, la questione non c'entrava un cazzo con il pacchetto sicurezza...
mi sarebbe però piaciuto udire tali sollevamenti in favore della fecondazione assistita, difesa SOLO DALLA SINISTRA RADICALE (E NON HO MAI VOTATO PCI!).
Nel Paese che io sogno non si deve espatriare in Svizzera per usufruire della fecondazione assistita, nel Paese che io sogno non è neanche all'ordine del giorno introdurre norme a tutela delle minoranze, nel Paese che io sogno c'è attenzione da parte della stampa a non gonfiare l'opinione pubblica su falsi problemi (abbiamo un sistema sanitario molto invidiato ad esempio ma l'uomo della strada non la pensa così), nel Paese che io sogno non si fa mai del caso particolare una condotta generale, nel Paese che io sogno non c'è questa voglia di mettere ordine e di imporre quello che è giusto e quello che è sbagliato (e ci metto anche i due bicchieri di vino che NON si possono più bere a cena con gli amici se si guida, la manifestazioni di gente vestita diversamente da me che vanno proibite, i matrimoni tra negri che non vanno celebrati etc etc), nel Paese che io sogno posso fare ciò che voglio se non creo danno a terzi...
NEL PAESE CHE IO SOGNO NON C'ENTRO UN CAZZO CON I TEODEM E NON POSSO VOTARE UN PARTITO IN CUI ESISTANO FONDAMENTALISTI CHE SI ARROGANO PURE IL DIRITTO DI ESSERLO SENZA ESSERE LINCIATI...
Nel paesino in cui vivo invece....
"non credo che esistano delle discriminazioni tra omo ed etero"
Mah,gli uni si possono sposare e gli altri sì,io la chiamo discriminazione.
Non capisco poi cosa c'entri ricordare che nell'opinione degli italiani questa discriminazione è ormai diffusa:proprio per questo dev'essere più forte l'intervento dello Stato,garante dell'uguaglianza(e,dunque,della sicurezza)di tutti i cittadini.
Dimenticavo:finché vivremo in un Paese che vive di discriminazioni, comprese quelle più futili(come quelle legate alla tendenza sessuale),nulla vieterà il prosperare di discriminazioni più gravi.Compresa quella fra padri e figli.
D'accordo con cioci. Aggiungo che probabilmente la binetti andrebbe espulsa dal Partito dem.
Paolino Paperino
C'è proprio una sinistra che vuole suicidarsi. L'unica cosa che mi spiace è che per farlo sia entrata nel Pd, con intento kamikaze.
Il problema non è la Binetti, il problema è questa sinistra.
Chiarisco,con un po'più di calma, alcuni punti del mio intervento precedente.
Riparto dalla stessa frase: "non credo che esistano delle discriminazioni tra omo ed etero".
In realtà queste discriminazioni esistono.In almeno due forme diverse.
La prima avviene ad opera dello Stato vietando agli omosessuali il matrimonio(o quantomeno non prevedendo nemmeno forme di unione alternative).
La seconda avviene all'interno della società essendo vivo in molte persone un più o meno latente sentimento anti-omosessuale.
Ora la prima discriminazione - quella che riguarda il matrimonio - è una questione delicata e non di primaria importanza.Insomma si può risolvere con tutta calma.Certo non c'è da aprirci una crisi di governo.
Ma il sentimento anti-omosessuale - lasciando da parte la specifica questione del matrimonio - di alcuni strati della società è un problema su cui si deve intervenire al più presto,perché si inserisce nel quadro,più generale,della discriminazione.
E'vero che nella nostra società esistono forme di discriminazione ben più pericolose per l'ordine sociale(quella verso i giovani,ma anche quella verso le donne e quella,dura a morire,contro i più poveri).Ma se non si risolvono le manifestazioni discriminatorie più piccole sarà molto difficile risolvere quelle più grandi.Tutto qua.
post troppo lungo
QUELLO CHE VORREI CAPIRE
è quale futuro per il pd e mi spiego:
1- chi ha imposto i teodem nel partito (e mi chiedo a questo punto perchè Turigliatto e c. ne siano rimasti fuori, estremismo per estremismo) li tiene a bada e ci spiega come pensa di tenere il pd lontano (per quanto possibile, certo) da ingerenze vaticane
2- se chi li ha invitati al banchetto, fa finta di niente (come mi sembra di leggere dai giornali) ne è il gioioso e consapevole cavallo di troia per pescare voti a sinistra che andranno a rinforzare le truppe Ruiniane...ed allora, se così fosse...FORZA MUSSI !!!
Posto che non mi interessa votare persone troppo diverse da me ( e non si chiama suicidio ma amor proprio) qualcuno mi voglia spiegare come e perchè dovrei digerire i teodem nel pd.
grazie a tutti
P.S. ringrazio ancora e sempre Gabri per la preziosa ospitalità in questo blog
Il problema non è il fatto che il PD accolga i "teo-dem".E'normale che un partito che si propone di occuparsi della sicurezza sociale dei cittadini accolga tutte quelle entità che si impegnano in tale direzione.Fra queste entità ci sono tante associazioni cattoliche e legate al Vaticano.Vedi ACLI.
Negarlo significa negare l'evidenza.
Il problema si avrebbe se eventuali resistenze da parte dei "teo-dem" in questione impedissero al PD di realizzare un programma che tuteli completamente i cittadini e le loro scelte,specie in materia di diritto di famiglia e di libertà di ricerca scientifica.Qui e solo qui sta il nodo.
Dopodiché,chiudere le porte in faccia a quello o a quell'altro è una reazione di panza che non serve a nessuno.
la Binetti deve essere espulsa dal partito, come è successo con Turigliatto (che è stato espulso dal prc nel giro di 2 ore!), il fatto che questo non sia stato ancora fatto è scandaloso e getta una grave ombra sul futuro del PD, non ci devono essere figli della serva, altrimenti non lo si vota.
non siamo mica obbligati...
Caro Gabriele, questa volta non sono d'accordo.
Premetto: non è la questione dello scapato pericolo corso dal governo con il voto della Sen. Binetti che mi fa riflettere ( parliamoci chiaro, questo governo è veramente arrivato al capolinea ma più per demeriti altrui che per cause congenite ).
Mi fa riflettere oramai l'assenza di una qualsivoglia linea comune su tematiche così importanti e, peggio ancora, la quasi oramai totale assenza di capacità dialettica e di mediazione di questa legislatura ( e se per caso presente, sempre al ribasso ).
Abbiamo partecipato insieme, giovedi sera, ad una interessantissima serata su ciò che è, o meglio, su ciò che dovrebbe essere il liberismo.
Quello che a quanto pare la Senatrice in questione non capisce.
Ripeto, difendo il diritto della Binetti di esprimersi contro ciò che lei ritiene contrario ai suoi convincimenti morali, ma non posso tollerare che ad essi si venga forzatamente sottoposti per legge.
Concordo pienamente con te quando affermi che è indecente fare carrierismo politico grazie alla propria appartenenza ad una determinata minoranza o ad un ben distinto gruppo sociale, ma è altrettanto poco nobile sottomettere gli altri alle proprie convinzioni morali o peggio religiose.
Le discriminazioni sono esacrabili da qualsiasi parte esse giungano e verso chiunque vengano esercitate, peggio ancora se per fede.
A me hanno insegnato che il cristianesimo è scelta, non sottomissione.
Andrea Verri
Libera........ Libera..... Libera.....
Niente da fare.... Ormai lo abbiamo perso; passato per sempre il Rubicone della Laicità.
Una prece
Ringrazio tutti voi per i commenti e la partecipazione "viva" al tema. Ringrazio anche chi mi vede ironicamente "oltre" il Rubicone della laicità perchè mi permette di precisare una cosa per me fondamentale. Credo di essere un "buon laico" proprio perchè non mi definisco tale in continuazione: non credo nelle ideologie, in nessuna e in nessun modo; non credo neanche nelle contro-ideologie, e in nessun modo intendo precludere alla mia (molta, normale, scarsa che sia) intelligenza la possibilità di capire, caso per caso, cosa sia (per me) giusto, e cosa sbagliato. Nella questione Binetti, arrivo al sodo, ciò che mi pareva sbagliato era confondere i piani, far passare una cosa per quella che non è. La Binetti, rileva giustamente Rosario, non fa cadere il governo: eppure, se avessero voluto farlo, i "teodem" avrebbero potuto farlo, questo è certo.
Ciò, da un lato, deve far capire che in ogni caso Binetti e Turigliatto non sono paragonabili. Perchè diverso è l'esito delle loro "azioni dimostrative" (e quindi probabilmente anche la prudenza usata nell'attuarle).
Ulteriormente, insisto, cerchiamo di andare al di là della simpatia o dell'antipatia per la Binetti e concentriamoci su quello che ella ci vuol dire (o almeno io penso ci voglia dire) con quell'azione: ovvero "occupiamoci di cose serie". Ovvero "basta folklore".
Certo, mi si potrà dire "e chi decide cosa è serio.. ecc.ecc.?", ma - siamo sinceri - la proposta di emendamento, resa in quei termini e in quel contesto era devvero folkloristica.
E se una cosa è folkloristica non c'entra nulla il Vaticano, non c'entra nulla il Papa...A meno che, è evidente, non accettiamo l'idea che debbano essere il Vaticano e il Papa a spiegarci cosa c'è di folkloristico e inaccettabile in questo (non) fare politica. Ma io non credo affatto che si debba attendere il messo papale, prima di dire cosa non ci piace (e magari ci indigna). Nemmeno, però, devo sentirmi in difetto se quel che dice il Papa collima con quel che penso io. Ratzinger, ad esempio, ha di recente sferrato un duro attacco al capitalismo senza regole. Vi ero molto in sintonia. [Può essere che sia sfuggito ai più, essendo relegato l'articolo (o meglio, il trafiletto) a pag. 25 ca. dei principali quotidiani]. Quel che realmente mi sta a cuore è andare "oltre il pregiudizio". Capire che idea abbiamo, davvero, di questo Paese: dove chiamiamo libertà una cosa che spesso sconfina nell'arbitrio, o nell'idiozia o nella provocazione più stereotipata. Dove non parliamo mai di "responsabilità".
Eppure il libro di Boeri, che tanto abbiamo apprezzato,è molto chiaro: il tempo che l'Italia ha per rialzarsi è poco, e non può perderne altro a discutere del nulla. Nè andare avanti a "emergenze" come è per il caso della tragedia di Torino.
Caro Gabri, tu pensi veramente che la Binetti abbia sollevato questo polverone con l'intento di comunicarci (cito le tue parole) "occupiamoci di cose serie". Ovvero "basta folklore"??
Sei convinto che l'avrebbe fatto in presenza di qualsiasi altro emendamento "fuori tema"?
E' puramente casuale il fatto che la sua "intransigenza" si sia scatenata nei confronti di una norma che, condannando giustamente ogni tipo di discriminazione, rischia di mettere in seria difficoltà politici ed organizzazioni religiose che fanno dell'omofobia un cavallo di battaglia?
Non ti pare che la tua difesa d'ufficio della Senatrice sia andata un po' oltre l'onestà intellettuale che solitamente ti riconosco?
Secondo me il tema della discriminazione è una cosa seria,e per nulla folkloristica.
Non mi sognerei neanche di pensarlo. Infatti ho detto, rectius scritto "resa in quei termini e in quel contesto".
Vuoi dire nel contesto della sicurezza?
Suggerirei prima di emettere sentenze definitive di leggere l'editoriale di Marco Olivetti su Europa di oggi martedì 11 settembre dal titolo "Lostato etico del '68. Forse così la discussione potrebbe avere veramente in campo i termini del problema. grazie luigi bobba
Sara' anche troppo facile attaccare la Binetti, ma ditemi voi se non ci mette pure del suo per farsi attaccare.
Io rispetto in maniera totale quelle che sono le convinzioni morali e religiose della senatrice, ma qui mi vedo d'accordo con chi ha scritto che non è ne etico ne giusto ne tanto meno morale imporre la propria moralita e tanto meno i propri dogmi religiosi agli altri.
E penso proprio sia ancora peggio quando si riveste una carica politica.
Purtroppo cio' che è stato SPUTTANATO da questa classe politica è il termine LAICO. E qui ne faccio una precisa colpa ad una certa sinistra che ha sbandierato un anticlericalismo troppo deciso, causando come reazione lo spuntar di Binetti & co sulla scena politica italiana.
Ripeto ancora, per non essere frainteso, io rispetto Binetti & co; ammiro la loro integrita e la loro fede, ma mi si permetta: se voglio bruciare all'inferno saranno ben fatti miei?
L'articolo di Olivetti, in effetti, è utile a capire alcune cose fondamentali. Per trovarlo passate dal sito del sen. Bobba o copiaincollatevi direttamenti il link qua sotto.
http://www.luigibobba.it/index.php?mod=news&act=dettaglionotizia&id=818
Sarebbe interessante anche sapere se le opinioni espresse permangano inalterate anche dopo la lettura.
Ho letto attentamente l'articolo di Olivetti ( inciso: sul sito del senatore Bobba ve ne è solo una parte; il link giusto è http://www.europaquotidiano.it/site/guarda.asp?id=35117
Ebbene, non ho minimamente cambiato opinione in merito, anzi.
Si paventa una forte preoccupazione per la possibilita' che persone con orientamenti sessuali non "consoni" alla comune morale vengano assegnati a incarichi educativi nel nostro sistema scolastico ( faccio notare che, vedasi articoli vari apparsi in questi giorni su Stampa e Corriere della Sera, il nostro sistema scolastico è già messo male di suo senza che i "culattoni" vi abbiano già messo becco in modo palese )ma non ci si spreca a ragionare su altre forme di devianza caratteriale ( prevaricazione, incapacita di insegnamento, arroganza, tendenza alla violenza psicologica ecc ecc. Tutte cose rimarcabili in chi ha una così importante funzione sociale ).
Anzi, non si accenna neppure al fatto che la discriminazione non andrebbe fatta su i gusti sessuali delle persone, ma sui loro atti concreti e sulla loro azione.
Come dire, impediamo a chi ha dato prova di disonestà e malaffare di assurgere a cariche fondamentali nell'ambito dello stato ( con ciò avremmo già risolto l'annoso problema della riduzione dei parlamentari............. ma peggiorato quello del sistema carcerario ); impediamo a chi ha truffato, malversato, concusso e corrotto di intraprendere nuove attività imprenditoriali; limitiamo nell'agire chi ha causato sofferenza fisica al prossimo e a maggior ragione se riveste una carica pubblica; insomma, discriminiamo le persone per atti concreti, veri..... non per come vivono la loro sfera privata e sessuale.
Chi è senza peccato, scagli la prima pietra...... Uè??? Tutti monchi qui?
Ho letto.... Ho letto.
Se quello che dice Olivetti si trasformasse in legge.... tra seminari e oratori avremmo un calo del 30% degli insegnanti e degli educatori.....
Ma la Binetti lo sa????
Letto l'articolo di Olivetti.
E sono d'accordo con lui, specialmente su questo passaggio:
"In realtà dietro queste disposizioni sta un nuovo modello di stato etico – le cui verità sono quelle della rivoluzione del ’68 e non più quelle della società tradizionale – che intende imporre verità ai suoi sudditi (non più cittadini), senza andare troppo per il sottile con i mezzi utilizzati."
Non si può andare per il sottile, quando si ha a che fare con una popolazione intera che sin dall'infanzia è stata costretta a subire (con il colpevole assenso dello Stato) la più retriva propaganda di stampo religioso.
Imporre per legge norme antidiscriminatorie è reso necessario proprio dal fatto che persone come la Sen. Binetti si permettono di sindacare sull'opportunità delle stesse, pretendendo una sorta di orribile moratoria "omofoba" sui diritti fondamentali.
In un paese veramente civile, ossia laico nei fatti e non a parole, un'imposizione del genere sarebbe superflua.
In Italia, oggi, è assolutamente necessaria, anche se non sufficiente.
HO letto l'articolo di Olivetti che mi sembra ancora più preoccupante delle posizioni della Binetti. Non aggiungo nulla a quanto altri (in particolare Eritreo Cazzulati )hanno detto sui docenti:la mia condivisione è totale.Piuttosto sono fortemente preoccupato del futuro del PD se sul quotidiano di uno dei padri fondatori compaiono articoli come quello di Olivetti.Giustissimo che i cattolici esprimano la loro visione del mondo;inaccettabile che la vogliano imporre a tutti gli altri.Se il PD non farà chiarezza in tempi brevi sul tema fondante della laicità,imploderà irreparabilmente e in maniera irreversibile.
Tanto per rafforzare ciò che ho scritto in precedenza:
-articolo di oggi su La Stampa riguardante un argomento in se e per se frivolo ( le donne che non si tingono le canute chiome ), la senatrice Binetti ha dichiarato ".... i capelli bianchi sono un messaggio politico".
Bene, forse il messaggio è: cara Binetti, è ora che tu vada in pensione con canuta chioma, scarpettine da ginnastica trendy e post ruggenti eigthis e cilici vari.
Adieau ancienne regime.... tornasse la ghigliottina e il culto della dea ragione!!!!!!!!
Posta un commento