Ieri Ratzinger, durante l'omelia dell'Epifania, ha lanciato dure accuse alla mondializzazione non governata e all'egoismo sociale che la permea. Ha ricordato i "conflitti per la supremazia economica e l'accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime" che "rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale". Ha proseguito chiedendo una "equa distribuzione delle ricchezze" e uno «"sviluppo giusto e sostenibile". Trascurando il fatto che l'aggettivo "sostenibile" è una delle espressioni a me più indigeste, credo che questo discorso sia davvero da sottoscrivere al 100%. Ed è significativo, penso, che un Papa sia così netto, chiaro contro le ingiustizie del capitalismo sfrenato. Mi sono chiesto: che ne penseranno, di questo "affondo", gli amici progressisti e (cosiddetti) laicisti che tanto temono le intrusioni della Chiesa nella vita politica? Poi ho guardato bene in che posizione stesse la notizia su Repubblica.it. Era pensateunpò nona, preceduta, all'ottavo posto da quella sul Fotopresidente transalpino e la sua ragazza italiana presto sposi. E' chiaro - ho pensato - non l'avrà letta nessuno...
Mi sono chiesto anche un'altra cosa, nel mentre: se avesse parlato di aborto anzichè di mondializzazione ed egoismo economico, avrebbe avuto lo stesso spazio?
La risposta, puntuale come un orologio svizzero (anzi tedesco), poche ore dopo: ha davvero parlato di aborto: era la prima notizia assoluta.
Ora, e vengo al dunque, la domanda per tutti coloro che liberamente non concordano con le posizioni della Chiesa è questa: è Ratzinger che fa la notizia? o è la stampa?
E ancora: se la stampa amplificasse la parte "socioeconomica" del pensiero del Papa anzichè quella "etica" ci sarebbero le stesse polemiche sul ruolo del Vaticano nell'agone politico? E ancora: secondo voi fa vendere più copie un titolo "Papa contro l'aborto" o "Papa contro le multinazionali"?
A ciascuno la propria libera risposta. Ma che sia sincera, mi raccomando.
PS. "Moderazione e uno stile di vita sobrio non sono solo regola ascetica ma via di salvezza per l'umanità... la sobrietà va collegata con la speranza: se manca la speranza, si cerca la felicità nell'ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo. [Esiste] il rischio che l'umanità perda la partita nella costruzione di un nuovo ordine mondiale politico ed economico e di un nuovo umanesimo (...) La globalizzazione deve assolutamente essere attenta ai paesi più poveri e alle persone più povere dei paesi ricchi. E in questo anche l'Europa ha qualcosa da dire, grazie al suo modello di vita che tenta di conciliare efficacia economica con giustizia sociale e fatto di pluralità politica e tolleranza, liberalità e apertura". Tutte cose che ha detto Ratzinger ieri, sintetizzate in queste poche righe. E' difficile non essere d'accordo. O no?
7 commenti:
la polemica che vuoi innescare mi sembra speciosa. nessuno contesta le opinioni del pastore tedesco sull'aborto,ma la pretesa che le leggi dello stato si adeguino a un'etica che appartiene a una scelta di fede,scelta ovviamente legittima ma che non sideve imporre a chi cattolico non è.
invito a leggere con attenzione,su La Stampa di lunedì 7 gennaio, l'articolo di Antonio Scurati "Aborto,referendum come sfida
All'interno di queste discussioni sul tema dell'aborto l'aspetto più squallido è rappresentato,secondo me,dal cinismo ignobile di Giuliano Ferrara.
Mi aspettavo questa discussione molto prima, la discussione vera da fare è su quanto il giornalismo di parte altera la percezione della realtà nel popolo...
A che pagina era stato relegato il sondaggio secondo cui solo il 9 % degli stupri in italia è opera di extracomunitari?
Certo, se si scatta quando viene toccato il Vaticano...a me girano le palle.
SINISTRA LIBERA !
A mio parere entrambi i titoli avrebbero un uguale riscontro, anzi ti diro di più...il Papa contro le multinazionali avrebbe potuto vendere di più, c'è però da aggiungere che la stampa sempre più soggiace ad un "non expedit" nei confronti del mondo finanziario e bancario mentre è sempre libera e trova convenienza a divertirsi nel teatro della demagogia-politica.
Ti rispondo con un bell'articolo dell'ottimo "compagno" Odifreddi (il quale meriterebbe perlomeno lo stesso spazio giornalistico del nostro amico Ratzy):
IL PD E LA LAICITÀ
PIERGIORGIO ODIFREDDI
Caro direttore, diciamoci la verità: nei loro dibattiti i filosofi e i politici si comportano spesso come i marinai di una volta, che quando incontravano una balena le gettavano una botte vuota affinché, divertendocisi, essa evitasse di far violenza alla nave. Lo stratagemma fu usato scherzosamente da Jonathan Swift nella Storia di una botte, ma ora sembra essere stato riesumato seriamente dagli estensori del Manifesto dei Valori del Partito Democratico, che hanno gettato in mare una poetica e astratta discussione sulla laicità per evitare di affrontare il tema dei più prosaici e concreti rapporti fra Stato e Chiesa. Seguiamoli dunque su questo terreno, o su queste acque, senza dimenticare però che si sta parlando al sacrestano o alla perpetua affinché il prete intenda.
Per iniziare, prenderei le mosse dall´articolo di Giancarlo Bosetti «Ma laicità e ateismo pari non sono» su la Repubblica del 7 gennaio, che rispondeva al mio «Il Pd, la laicità e la vergogna» del 30 dicembre. Come già annuncia il titolo, Bosetti sostiene che «laicità e ateismo non sono affatto la stessa cosa», e ci mancherebbe che su questo non fossimo d´accordo! Se non altro perché, altrimenti, tanto varrebbe usare una sola parola invece che due.
Lui però pensa che io non condivida, e il suo equivoco nasce dalla mia affermazione che «laicità e ateismo costituiscono una sorta di nudità teologica». Ora, il fatto che le abbia accostate non significa che io non sappia distinguere in teoria, e non distingua in pratica, le due posizioni: tanto per essere precisi, per me ateismo significa non credere nel trascendente, cioè non avere una fede religiosa, e laicismo non mescolare il trascendente col contingente, e più specificamente la fede con la politica.
Naturalmente, si può avere una pratica religiosa senza avere una fede trascendente: l´esempio più tipico di «religione atea» è il buddismo, come il Dalai Lama ripete continuamente nei suoi libri e nei suoi discorsi, e ha ribadito pubblicamente, non più tardi del 16 dicembre scorso, in una sua conferenza a Torino. Altrettanto naturalmente, si può avere una fede trascendente senza permettere che essa interferisca con le proprie azioni contingenti: in fondo, la prima riguarda l´aldilà e le seconde l´aldiqua, e l´uno e l´altro possono benissimo essere tenuti separati, visto che lo sono.
Di cosa stiamo parlando, allora? Del fatto che quando da noi si dice religione, si intende il cattolicesimo: cioè, una fede in un dio trascendente incarnato e in una rivelazione mediata da una Chiesa. Dunque, una religione che per sua stessa natura non può essere non solo atea, ma neppure laica: e non può proprio perché la dottrina dell´incarnazione immette il trascendente nel contingente, e rende difficile separare i due ambiti dell´aldilà e dell´aldiqua, che diventano poi inseparabili quando la Chiesa stessa si configura come uno Stato a se stante. Il problema è dunque filosofico o teologico, prima e più ancora che politico: una sorta di contraddizione originale interna che rende sicuramente difficile, e forse impossibile, a un cattolico l´essere veramente laico.
Ma proprio per questo, la politica italiana deve tutelarsi dalle naturali tentazioni all´ingerenza dei cattolici individuali da un lato, e delle gerarchie ecclesiastiche dall´altro, sapendo già in anticipo che la natura della loro fede tenderà inevitabilmente a sconfinare dall´ambito religioso e teologico per invadere terreni che sono propriamente sociali e politici. Anzi, che tenderà a farlo con tanta più convinzione e forza, quanto più è forte e salda la fede: come nel caso dei cattolici che definiamo teodem, ma che se fossero islamici chiameremmo semplicemente fondamentalisti o taliban. L´ultima delle ingerenze ecclesiastiche, e più in generale religiose, in questioni sociali e politiche è la faccenda della moratoria sull´aborto proposta, in ordine di esternazione, dal cardinal Camillo Ruini, dal giornalista Giuliano Ferrara e dal papa Benedetto XVI. La seconda persona di questa improbabile trinità ha tirato in ballo pure me, chiamandomi «estremista dell´ateismo di Stato e difensore peloso di Bacone», nel suo editoriale «Fate l´amore, non l´aborto» su Panorama del 4 gennaio, benché io non abbia mai espresso pubblicamente alcuna posizione al riguardo. Colgo dunque l´occasione per farlo adesso, e per dire apertamente che l´intera faccenda suona estremamente pretestuosa, vista appunto con gli occhi di un laico.
Anzitutto, perché si potrebbe facilmente ribattere a Ferrara che sarebbe meglio dire «fate l´amore col preservativo o la pillola, e non farete l´aborto»: cosa alla quale si oppongono invece con ostinazione Ruini e Benedetto XVI, reiterando le disposizioni dell´enciclica Humanae Vitae che Paolo VI promulgò nel 1968, benché solo quattro (!) dei settantacinque membri della commissione di studio istituita da Giovanni XXIII, e da lui stesso confermata, avessero dato parere negativo agli anticoncezionali. Oggi, poi, con il flagello dell´Aids, chiunque istighi a non usare il preservativo nelle nazioni da esso infestate è difficilmente credibile in qualunque sua «difesa della vita dal concepimento alla morte».
Altrettanto facilmente si potrebbe ribattere a Ferrara che il motto suo e della sua parte politica è in realtà «fate la guerra, non l´aborto». E poiché la guerra è da sempre la maggiore responsabile delle morti procurate dall´uomo all´uomo, non è credibile chiunque sia contrario all´aborto ma favorevole ad essa: come coloro che, e non solo da destra, in questi anni hanno plaudito ai nostri interventi in Jugoslavia nel 1999, Afghanistan nel 2001 e Iraq nel 2003. Non parliamo poi di quelli che accettano la pena di morte: direttamente, come i fondamentalisti cristiani degli Stati Uniti, a partire dal presidente Bush, o indirettamente, nella forma della legittima difesa individuale o nazionale, come facciamo quasi tutti in Occidente.
Tutto questo per dire che un conto è il rispettabilissimo rifiuto buddista della violenza in tutte le sue manifestazioni, coniugato a una rispettabilissima difesa della sua vita in tutte le sue forme: da quelle attuali, umane e animali, a quelle potenziali. Un altro conto è invece il sospettosissimo rifiuto cattolico dell´aborto, unito alla sospettosissima accettazione, più o meno condizionale e selettiva, della legittima difesa e addirittura della pena di morte, come fa espressamente il nuovo Compendio del Catechismo agli articoli 467 e 469 (tra parentesi, il Vaticano ha abolito ufficialmente la pena di morte soltanto nel 1969).
E discussioni analoghe si potrebbero fare per tutti gli argomenti che stanno a cuore alla Chiesa, dal ruolo della famiglia tradizionale alla distribuzione delle risorse economiche: argomenti sui quali il papa non ha avuto pudore a strigliare, oggi stesso in Vaticano, gli amministratori della città e della provincia di Roma, e della regione Lazio. Ecco, se il Manifesto dei Valori del Partito Democratico, invece di ribadire nella sua ultima bozza «la rilevanza nella sfera pubblica, e non solo privata, delle religioni», proclamasse che i politici, in quanto tali, non devono inginocchiarsi di fronte al papa, né letteralmente né metaforicamente, farebbe qualcosa di meritorio non solo per la laicità, ma anche per l´indipendenza del nostro paese. In fondo, Zapatero fa già cosí: perché non dovremmo chiedere di farlo anche a Veltroni?
grazie a lucatortuga per aver riportato l''articolo di odifreddi;con la speranza che molti l'avessero letto e che molti lo leggano ora.a volte le immagini dicono più di 100 articoli:ho visto la fotografia di veltroni a colloquio col pastore tedesco.La sua espressione era quella della resa incondizionata all'integralismo cattolico.Povero PD... 10,100,1000 Odifreddi!
Certo, certo... la globalizzazione è accaparramento, è violenza, è l'ennesimo sopruso del forte sul debole... cose naturalmente estranee alle religioni...non c'è nulla da dire... bisogna lottare per un nuovo umanesimo.
E da cosa comincio? Vediamo un po'...magari attraverso la revisione, in chiave passatista, della legge sull'aborto, oppure con la "correzione" della malattia omosessuale...ah già, sarebbe anche opportuna una severa proibizione dell'uso del preservativo (o di qualunque altro mezzo di contraccezione). Nel frattanto spingo per l' approvazione di una norma per il finanziamento pubblico della scuola cattolica, ché, coltivata l'ignoranza dei fedeli, potrei istruire una simpatica crociata contro l'evoluzionismo darwinaiano.
Mi stavo dimenticando... devo fare pressioni perchè eutanasia e la terapia genica restino in un limbo a-normativo, tale per cui qualunque iniziativa in tal senso sia potenzialmente passibiel di pesantissime sanzioni penali, così nessuno si oserà offenedere il mio dio.
Ora ho la coscienza a posto...
Chi si fa un tuffo con me in questo "nuovo ordine mondiale" vi sto preparando?
Joe louis, salvami tu!
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