Trent'anni fa esatti, giorno più giorno meno, quello che sarebbe stato l'ultimo film di Francois Truffaut usciva nelle sale cinematografiche.
Film liberamente noir, in un bianco e nero fasullamente coatto e comunque suggestivo, con la partecipazione dell'icona malinconica del cinema francese, Trintignant, e della seconda moglie del regista, Ardant, Finalmente Domenica! (Vivement dimanche!) è un film di addio senza la consapevolezza di esserlo.
La narrazione è ridotta, l'idea è buona ma non più originale, Truffaut è spesso, in molte scene, nient'altro che un'autocitazione di sè.
Fu tuttavia un regalo che un artista su cui il malessere presto comincerà a prevalere, fece a chi lo ha amato, e contemporaneamente a ciò che lui medesimo amò più di ogni altra cosa: l'immagine.
E' infatti un film che onora, forse meglio di ogni suo altro, l'immagine.
Un regalo, ho scritto. E ancora oggi lo interpreto come tale, e guardo [a] questo film con la leggerezza che ho imparato (salvo dimenticarmene spesso) proprio da chi lo ha realizzato.
Amico impossibile, lui, come sono amici impossibili i tanti volti delle arti, della letteratura, della Storia, con cui avvertiamo all'improvviso instaurarsi un legame magico.
Solo apparentemente univoco.
In cui non c'è tradimento nè oblio.
Che si consolida in parole, impressioni, sguardi sulle cose che non vengono mai smarriti.
Che diventa, dopo trent'anni, una frasetta semplice, da tenere in tasca; sapendo già che sarà impossibile perderla. Tanto era semplice, tanto era vera.
"E' bello, il nostro paese, visto da qui".
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