Che sia stato un uomo significativo per la storia della mia città, un uomo curioso, un uomo di stile e - perchè no? - di potere (l'esercizio del quale non deve per forza capitare nelle mani sbagliate), lo dicono le cronache di questi giorni.
Io l'ho conosciuto in una fase relativamente tarda, quando più forte si era fatta la sua dimensione familiare rispetto alle ribalte professionali.
L'ho conosciuto più semplicemente come il nonno Piero, cioè il nonno di Vale.
Di giorni, mesi, anni vissuti insieme - con lei - restano tante vicende, impressioni e quindi tanti ricordi.
Tra cui proprio l'orgoglio della nipote per il nonno, la cura nel rimettere mano ai suoi molti appunti e alle tante fotografie - di tanti viaggi - e la consapevolezza del fatto che il tempo si mangia un po' tutto (una consapevolezza che ci accomunava e ci accomuna), e che non c'è distinzione tra le cose e le persone. E che le persone si possono leggere in modi diversi, come libri aperti in tempi ed in punti differenti della narrazione.
Ed io, di una persona sicuramente più conosciuta per certi capitoli della propria storia, ho appunto apprezzato meglio altre pagine. Non minori, semplicemente private.
Sicchè il saluto al nonno Piero, come talora pure mi capitò di chiamarlo (imitando proprio Vale, davanti a lui), è un saluto a più aspetti che egli ha rappresentato ed incarnato; ma il personale - in questo caso - viene prima del resto, e ritengo sia stato un privilegio.
Discreto come quest'uomo e la sua famiglia.

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