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giovedì 18 luglio 2013

Edmondo.

Sulla scrivania dell'ufficio, come a casa, un suo libro non mi manca mai.
Lui invece mi manca tanto; e in giornate così, come questa, dove la nostra cifra sociale si misura nell'ovvio, nell'inevitabile, nella "costrizione responsabile" con cui si orientano le istituzioni, costringendo noi medesimi a digerire un responsabile ed inevitabile peggio, in tutto questo l'unica cosa ovvia da fare mi pare rileggere una pagina, una delle sue, che appunto sembra parlare dei ed ai nostri demiurghi parlamentari.
Quelli che sanno bene qual è l'interesse del Paese, e lo praticano talmente altrettanto bene che quasi dovrebbe sfuggirci il fatto che quello (l'interesse) assomigli tanto, troppo, al loro proprio bisogno di infinita, ingiusta, e fondamentalmente anche illogica perpetuazione. 

Non lasciatevi ingannare dai grandi organizzatori. Sono pochissimi fra loro gli esteti autentici, quelli capaci di registrare i  successi delle strutture con una smorfia di disappunto, perché il successo, derivasse pure da  solo da una imprevedibile congiuntura del caso, li priva dello smisurato piacere di analizzare le profonde ragioni di un fallimento, di nutrire un sordo rancore verso i collaboratori. Per la quasi totalità sono invece persone che nutrono una fiducia disarmata  e disarmante nei pezzi di carta , credono in buona fede  che poiché così c’è scritto  sull’orario ferroviario il treno arrivi davvero. Si immaginano  che le disposizioni impartite vengano rigorosamente eseguite, che gli individui accettino di collocarsi  acriticamente di buon grado nel disegno generale senza poter muovere una benché  minima obiezione. La loro vita è piena di disillusioni, sono infelici. Perché la regola fondamentale  delle organizzazioni è: nessuna organizzazione è correggibile. Le singole unità di un consorzio si rifanno a regole che preesistono a ogni riforma e che nessuno sarà mai in grado di modificare. Una grande programmazione serve solo a precostituire  la condizioni per dover risolvere  i problemi con l’improvvisazione. Quando tutte le strategie saranno ingloriosamente  cadute, nel chiuso dello spogliatoio dopo il primo tempo l’allenatore urlerà:” Ma che cos’è questa, una squadra di deficienti? Macchè schema  e schema! Date la palla a Sivori , e ci pensi lui” Alla fine rimane sempre l’Uomo, non la Zona  
(Edmondo Berselli, L'Italia nonostante tutto, Il Mulino, 2011)

Ma vedi, E., è proprio sull'Uomo che stiamo facendo casino.
E i treni non solo non arrivano in orario. Spesso neppure partono.
Umana dimenticanza, coerente con il modello.
L'improvvisazione - insomma - non sostituisce più l'organizzazione; la ha addirittura, semplicemente assimilata. 

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