Sono amico del reprobo Giusi La Ganga ormai da qualche anno.
E' noto, e poi l'ho scritto e l'ho detto tante volte, senza alcun imbarazzo.
Perchè (ed anche questo l'ho detto spesso) io preferisco conoscere, prima di giudicare. E pur non trascurando il dato storico, e neppure la vulgata popolare, non cristallizzo mai in essi il mio pensare.
Perchè (ed anche questo l'ho detto spesso) io preferisco conoscere, prima di giudicare. E pur non trascurando il dato storico, e neppure la vulgata popolare, non cristallizzo mai in essi il mio pensare.
La cosa mi è valsa molti giudizi, negativi quanto gratuiti, dai detrattori professionisti di una sinistra dalla doppia morale con la quale ho smesso di aver rapporti da un pezzo (a differenza sua, ma questo è un suo problema).
Però non voglio (ri)parlare di questo.
Voglio fare i complimenti a La Ganga che è ritornato - seppur ripescato - ad un ruolo attivo in politica, nel Consiglio Comunale di Torino, e aggiungere che il contributo che darà sarà certamente di grande livello, quale è appunto il livello (intellettuale ed umano) di GLG.
Voglio anche cazziarlo perchè avrei preferito non leggerlo dalla stampa, e saperlo direttamente da lui, ma tant'è.
L'uomo resta un poco divo. Un retaggio del passato.
Due sono però le cose che ci tengo a ricordare, nel momento significativo del ritorno di GLG.
La prima è che il La Ganga che ho conosciuto io è un uomo sicuramente onesto.
E lo voglio dire esplicitamente, proprio in faccia ai detrattori ed ai loro ragionamenti ferocemente elementari, fondati - pure male - su un segmento storico, e trascurando le rette.
La seconda è che il La Ganga che ho conosciuto io è un uomo che ha insegnato, a tanti, nei fatti, la forza della serenità.
Non gli ho mai sentito rivolgere epiteti contro nessuno, mai un moto di rabbia, mai una frase fuori posto contro chi - in ogni caso - ha fermato la sua vita politica, e quindi in parte la sua stessa vita.
Normale, direte, se aveva torto. No, invece, un caso più unico che raro, torto o ragione che sia stata.
Una serentià disarmante, spiazzante, che emerge da un buco nero di esclusione e ludibrio da cui alcuni non sono mai usciti, oppure sono usciti solo con la forza illusoria e pessima dell'odio.
Questa serenità è il vero tratto distintivo di un uomo che comunque lo si voglia giudicare ha, ripeto, da insegnare molto. Io, sempre riservandomi il fondamentale diritto di dissentire e di dirgli (tutto) quello che penso, non posso che ringraziarlo, per avermi dato - in questi anni - idee e consigli.
Ma soprattutto questo esempio pratico.
Per nulla politico; che l'essere più sereni e forti, saper accettare il destino non rinunciando tuttavia a realizzare se stessi ed i propri desideri, non è questione politica.
Ma aiuta certamente anche in quello, direbbe lui.
"Il mondo è pieno di torti; ma arrabbiarsi è inutile, perchè con la rabbia non si costruisce nulla, e vivendo di essa si diventa solo uomini mediocri". Ecco, lui dice sempre così.
"Anche se non si dimentica mai, caro Gabriele". E conclude, sempre, più o meno così.
"Il mondo è pieno di torti; ma arrabbiarsi è inutile, perchè con la rabbia non si costruisce nulla, e vivendo di essa si diventa solo uomini mediocri". Ecco, lui dice sempre così.
"Anche se non si dimentica mai, caro Gabriele". E conclude, sempre, più o meno così.

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