Un simbolo deturpato. Chiunque abbia a cuore lo sport e la sua storia non può che trovare avvilente, talora ai limiti dell'incredibile, quello che sta accadendo al Torino Calcio. Non da tifoso del Toro (non lo sono), solamente da amante e appassionato di questa disciplina (che positivamente definisco nazionalpopolare) e con essa delle vicende grandi e piccole, banali ed epiche, che ne hanno integrato l'abbondante storiografia, provo fastidio per la sorte che tocca ad un simbolo, piemontese ed italiano, di rara forza romantica. Un simbolo che meriterebbe di essere rivalutato, appunto anche per il potente spirito evocativo che lo permea - ancora oggi - non solo in Italia. Un simbolo che è dentro quella storiografia di cui dico sopra; un simbolo che è stato più forte delle sventure, ma che temo possa non reggere alla peggiore sventura che può toccare a un mito: un oblio distratto.
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lunedì 21 marzo 2011
Un simbolo deturpato, un oblio distratto.
venerdì 18 marzo 2011
Vittorio Ghidella. E la ragione del poi.

Vittorio Ghidella è morto. La notizia mi rattrista in particolare per due motivi: il primo è che viene a mancare un uomo che ha segnato profondamente il mondo industriale degli anni '80, con la lungimiranza (spesso inascoltata) di chi crede nel "prodotto" più che nelle alchimie finanziarie; il secondo, me lo consentirete, è che Ghidella era vercellese.
Il suo contrasto con Romiti (che infine lo vide soccombente) costituì probabilmente lo snodo della storia recente di Fiat: cioè tra l'idea di chi voleva fare auto, e quella di chi invece voleva "diversificare". A posteriori si può dire che Ghidella ebbe un'inutile ragione.
L'impressione è che se Fiat avesse creduto un pò di più in questo manager, forse non si sarebbe trovata nel baratro da cui - faticosamente - un altro manager lungimirante sta cercando di tirarla fuori.
Questa una delle sue ultime interviste.
Il suo contrasto con Romiti (che infine lo vide soccombente) costituì probabilmente lo snodo della storia recente di Fiat: cioè tra l'idea di chi voleva fare auto, e quella di chi invece voleva "diversificare". A posteriori si può dire che Ghidella ebbe un'inutile ragione.
L'impressione è che se Fiat avesse creduto un pò di più in questo manager, forse non si sarebbe trovata nel baratro da cui - faticosamente - un altro manager lungimirante sta cercando di tirarla fuori.
Questa una delle sue ultime interviste.
mercoledì 16 marzo 2011
Centocinquanta stelle.
domenica 13 marzo 2011
il Dario.
Non mi piace la retorica, e non riuscirò - nè, peraltro, ne ho intenzione - ad usarti parole retoriche. Tu, peraltro, nemmeno le avresti gradite.
Però è un fatto che incontrarti in un bar il venerdì mattina, scambiare le solite battute sulla politica che tanto piaceva ad entrambi, rivederti ancora, all'uscita, intento a leggere il giornale, chiamandoti per nome, per un saluto, e poi sapere - alla domenica pomeriggio - che te ne sei andato, mi colpisce; e rattrista. E lascia un senso che è difficile definire, che fa pensare a tante cose. Penso prima di tutto che non ci rivedremo, e non mi potrai chiamare "comunista" come eri solito fare, per sentirti rispondere "camerata", nel nostro consumato gioco delle parti.
Non mi potrai più nemmeno raccontare del tuo fucile preferito, che nelle battute di caccia in qualche posto che non ricordo, ti regalò la perfezione di un suono perfetto: "Una musica, una musica", spiegavi.
Quando cominciavi a raccontare erano sempre in tanti a fermarsi, specie tra i colleghi, in Tribunale. Mi viene in mente l'estate trascorsa, quando eravamo sul ponte levatoio all'ingresso: stavi illustrando le virtù di un "ferro" ("te lo dico anche se voi comunisti di armi non capite una mazza"), e ne venne fuori una storia tra l'epico e il didattico. Arrivarono in parecchi: prima Roberto, poi Giorgio, e poi altri. A tutti piaceva parlare con te, e a te piaceva stare in mezzo alle persone.
Persone che ti ricorderanno: come uomo delle istituzioni, come avvocato, come vercellese, ma soprattutto come il Dario.
Però è un fatto che incontrarti in un bar il venerdì mattina, scambiare le solite battute sulla politica che tanto piaceva ad entrambi, rivederti ancora, all'uscita, intento a leggere il giornale, chiamandoti per nome, per un saluto, e poi sapere - alla domenica pomeriggio - che te ne sei andato, mi colpisce; e rattrista. E lascia un senso che è difficile definire, che fa pensare a tante cose. Penso prima di tutto che non ci rivedremo, e non mi potrai chiamare "comunista" come eri solito fare, per sentirti rispondere "camerata", nel nostro consumato gioco delle parti.
Non mi potrai più nemmeno raccontare del tuo fucile preferito, che nelle battute di caccia in qualche posto che non ricordo, ti regalò la perfezione di un suono perfetto: "Una musica, una musica", spiegavi.
Quando cominciavi a raccontare erano sempre in tanti a fermarsi, specie tra i colleghi, in Tribunale. Mi viene in mente l'estate trascorsa, quando eravamo sul ponte levatoio all'ingresso: stavi illustrando le virtù di un "ferro" ("te lo dico anche se voi comunisti di armi non capite una mazza"), e ne venne fuori una storia tra l'epico e il didattico. Arrivarono in parecchi: prima Roberto, poi Giorgio, e poi altri. A tutti piaceva parlare con te, e a te piaceva stare in mezzo alle persone.
Persone che ti ricorderanno: come uomo delle istituzioni, come avvocato, come vercellese, ma soprattutto come il Dario.
sabato 12 marzo 2011
C'è il rischio.

Qualunque scelta nasconde in sè un rischio. Anche se questo non è del tutto esatto, in fondo. Perchè a volte, dalle scelte che si intraprendono, derivano invece vere e proprie certezze. Una certezza, ad esempio, è data dal fatto che senza energia non ci sarebbe vita. Un'altra, che senza nuclare non ci sarebbe abbastanza energia. Tornando poi ai rischi occorre ulteriomente distinguere: ci sono infatti rischi ordinari e rischi straordinari. Forse qualcuno pensa che il settimo sisma di tutti i tempi sia un fattore di rischio ordinario. E in effetti, visti i tempi, può essere. Può essere che qualcuno lo pensi, e che pensi pure di averne ragione. Può essere; anzi, c'è il rischio.
(suggerimento per la lettura, per chi ha almeno ancora qualche dubbio: Wolfgang Sofsky, Rischio e sicurezza, Einaudi 2005 - vedi recensione Sole24)
(suggerimento per la lettura, per chi ha almeno ancora qualche dubbio: Wolfgang Sofsky, Rischio e sicurezza, Einaudi 2005 - vedi recensione Sole24)
martedì 8 marzo 2011
Un uomo, un politico / 2
Un anno e mezzo fa gli dedicai un post. Da allora nulla è cambiato nei nostri rapporti: io continuo a ritenerlo uno straordinario animale politico, di rara intelligenza, nonchè un ottimo e piacevole interlocutore - su molteplici e tra loro assai diversi argomenti: dalla letteratura al cinema, dallo sport alla cucina, alla storia, all'arte. Il suo essere quello che Berselli avrebbe definito "eclettico" un po' lo consegna ad una dimensione trascorsa, perchè oggi prevalgono gli specialisti; ma lo rende quel che è, speciale.
Domenica ha annunciato ufficialmente, e senza ipocrisie, che vuole rientrare nella vita politica attiva (vedi articolo di "Repubblica" qui sotto), ed io glielo auguro di cuore.
Ma oltre a lui, come amico, lo auguro a Torino: la sua intelligenza è e sarà preziosa.
Domenica ha annunciato ufficialmente, e senza ipocrisie, che vuole rientrare nella vita politica attiva (vedi articolo di "Repubblica" qui sotto), ed io glielo auguro di cuore.
Ma oltre a lui, come amico, lo auguro a Torino: la sua intelligenza è e sarà preziosa.
sabato 5 marzo 2011
Il Processo del Lunedì (Lo Stratega).

Aldo aveva capito tutto molto tempo fa.
Il processo, se si fa, si fa di lunedì. Poche storie.
Ecco chi è lo stratega di Berlusconi.
Particolare non secondario questo, che ci consente sin da ora di pronosticare anche in quale altro giorno, con ogni probabilità, cadrà l'eventuale appello.
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