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lunedì 22 novembre 2010

Massimo Cacciari: "20 anni di diseducazione di massa"


Questa volta non sarò originale.
Segnalo questa recente intervista di M.C., il cui pensiero sottoscrivo integralmente.

«L'era di Silvio Berlusconi ha avuto un'influenza tremenda soprattutto nella testa della gente, nella società civile. Sono stati 20 anni di diseducazione di massa, che per certi aspetti hanno avuto addirittura influenze antropologiche. Ma è chiaramente finita e questo ci fa tirare un respiro di sollievo». Per il professore di estetica presso la facoltà di Filosofia dell'Università "San Raffaele" di Milano Massimo Cacciari, nonché ex sindaco di Venezia, il fallimento è riferibile ad «un'intera stagione politica del nostro Paese».

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Le cronache raccontano di un'Italia travolta: tra alluvioni, migranti sulle gru, tagli alla cultura e privatizzazione dei beni comuni. La politica, poi, è pervasa da scandali privati e processi giudiziari. Sembra uno scenario da crisi dell'impero. Crede che da questa periferia si possano udire echi di una rinascita?
«È una lunga transizione-decadenza che continua dalla caduta del muro di Berlino e da tangentopoli. L'Italia non è riuscita ad aprire una nuova fase, una vera costituente con partiti seri, leadership valide e consistenti da tutti i punti di vista: non solo da quello strategico programmatico, ma anche da quello morale ed etico. Dopodiché, in qualche modo se ne uscirà: non c'è un'apocalisse nel nostro futuro. Certamente i due soggetti che hanno condotto in modo così sciagurato la fase di transizione a partire dall'inizio degli anni '90, dovranno in una forma o nell'altra tornarsene a casa, tutti».

Si può quindi parlare di fallimento?
«Certo, è non è di questo o di quello, ma di un'intera stagione politica del nostro Paese. Quindi bisognerà vedere - e sarà ancora una lunga attesa temo - chi sarà in grado, in una sana dialettica democratica, di creare quel patto fondamentale di base intorno alle riforme assolutamente indispensabili, agli interventi assolutamente prioritari che possa permetterci il riavvio».

Quando si chiuderà l'era della decadenza?
«Non so quando avverrà. Il problema adesso, evidente a tutti, è la decostruzione e lo smontaggio dei vecchi poli, dei vecchi soggetti: i poli intorno a Berlusconi (e lui solo) nella destra e i vari poli ulivisti nella sinistra. Occorre smontare queste pseudo forze di governo e vedere se, intorno a soggetti che si stanno liberando da questi pseudo poli o nuovo soggetti, se è possibile una nuova centralità. È evidente è che siamo in una fase di piena di decostruzione della seconda Repubblica. E va bene, è molto positivo perché i soggetti che hanno operato in questa seconda repubblica si sono dimostrati tutti non all'altezza del bisogno».

La conclusione dell'era berlusconiana potrebbe essere giunta. Ma quanto il suo metodo ha condizionato il concetto stesso di politica in Italia?
«L'era di Silvio Berlusconi ha avuto un'influenza tremenda soprattutto nella testa della gente, nella società civile. Sono stati 20 anni di diseducazione di massa, che hanno avuto anche influenze antropologiche, per certi aspetti. Ma è chiaramente finito e questo ci fa tirare un respiro di sollievo. Il futuro dipenderà dal realismo con cui le forze in campo, che ancora hanno sale in zucca sia nel Pdl che nel Pd, registreranno il fallimento e si metteranno in movimento per creare nuove aggregazioni. Nascerà allora un patto costituente sulle riforme fondamentali per le quali il Paese non può più aspettare. Dalla riforma della scuola e della formazione, a quella pensionistica, al welfare, al federalismo in senso costituzionale. Bisognerà vedere se ancora vi sono energie in questo Paese spendibili per una politica in grande».

Intervista di Valentina Venturi del 12.11.2010 per:

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