
Ultima scena de "Un borghese piccolo piccolo" (1977), noto e bellissimo lungometraggio di Mario Monicelli: il protagonista (Alberto Sordi), uomo normale, quasi banale, dopo aver rintracciato, inseguito, torturato e infine ucciso l'assassino del figlio, incomincia a pedinare un tizio che gli ha riservato una risposta scortese. L'epilogo è, quindi, solo suggerito nella sua - a quel punto anch'essa quasi banale - mostruosità. Ma basta e avanza, allo spettatore.
Perchè il personaggio è ormai chiaramente entrato nella spirale di una violenza senza logica, senza controllo, e senza confini. Persino senza nemici, in qualche modo; o, almeno, senza la precisione di un nemico. Che il nemico è ovunque, perchè il male è ovunque.
Erano 33 anni fa; quel periodo, si diceva e si dice ancora, è stato un tempo particolarmente feroce. Di una violenza folle e inusitatamente feroce; una violenza sociale.
Diffusa "tra di noi". Tra persone "normali". Ovvero libere di sentirsi tali.
Oggi le agenzie di stampa battono la notizia della scomparsa di Luca, tassista milanese di 45 anni: ennesima vittima di una nuova stagione di violenza; di nuovo senza ragioni, controllo e confini: che tanto assomiglia, appunto, a quella di quel tempo trascorso.
Quando, si racconta, "avevamo paura anche a camminare per strada"; quando nessun luogo sembrava sicuro. Quando il male era ovunque. Improvviso e devastante.
E saper morire un uomo, dopo trentuno giorni di coma, dopo che è stato massacrato per aver investito un cane, riporta a quell'idea di male. Feroce quanto illogico, e dilagante.
E dilagante, di nuovo, in quanto sociale.
Quali rimedi?
Oggi, come allora, certamente servirà l'analisi (appunto sociale) del problema. Indispensabile, intendiamoci.
Ma, oggi come allora, un'analisi che non contempli una reazione adeguata, da parte dello Stato, ci porterà poco lontano.
Repressione: è una parola che dobbiamo ritornare a considerare, legittimare, e usare. Anche a sinistra.
Perchè la vita, la storia, passate e presenti, non sono sempre edulcorabili.
Bisogna parlare del male, e contrastarlo. A partire - sì - da una stessa, distorta, ottusa idea di libertà.
Perchè la stessa normalità, lasciata troppo libera di interpretarsi, può diventare mostruosa.
O forse, anzi, lo è già.
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