
Tifo Mark Webber. Che dei tre pretendenti al Mondiale di F1 (in palio nel weekend ad Abu Dhabi) è di certo il meno talentuoso, il meno vittorioso e - cosa non secondaria - il più vecchio. La squadra non lo ha aiutato, il compagno nemmeno (ma questo si capisce di più), e di tifosi - almeno per i circuiti - non ne ha moltissimi.
Webber non è un campione con l'innatismo trascinante del campione. Webber è un crescendo metodico giunto adesso al punto più elevato. E, quasi sicuramente, irripetibile.
La sua situazione è simile a quella di Jenson Button, nella passata stagione: un imprevisto underdog a giocarsela con prevedibili predestinati.
Se a Button andò - infine - bene, spero che a Webber tocchi domenica identica sorte. Ma quel che sarà da lunedì è, in ogni caso, un destino complesso e singolare, che già descrissi (bene o male) per Button, e che riguarda certi tipi di uomini.
Cioè gli outsider.
Cioè gli uomini che inseguono, comunque.
Che può capitare che vincano; oppure che arrivino lì, a un passo.
Ma è una volta, è un attimo. E quasi sempre non torna.
Webber non è un campione con l'innatismo trascinante del campione. Webber è un crescendo metodico giunto adesso al punto più elevato. E, quasi sicuramente, irripetibile.
La sua situazione è simile a quella di Jenson Button, nella passata stagione: un imprevisto underdog a giocarsela con prevedibili predestinati.
Se a Button andò - infine - bene, spero che a Webber tocchi domenica identica sorte. Ma quel che sarà da lunedì è, in ogni caso, un destino complesso e singolare, che già descrissi (bene o male) per Button, e che riguarda certi tipi di uomini.
Cioè gli outsider.
Cioè gli uomini che inseguono, comunque.
Che può capitare che vincano; oppure che arrivino lì, a un passo.
Ma è una volta, è un attimo. E quasi sempre non torna.
Nessun commento:
Posta un commento