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sabato 6 novembre 2010

Una donna tutta sola.


Una donna tutta sola. Così si intitolava il film di Paul Mazursky che nel 1978 consacrò Jill Clayburgh come star di Hollywood. Sembrava che quel titolo, per quanto italianizzato, la rappresentasse bene. La Clayburgh esprimeva infatti, nello sguardo, la languidità della solitudine; un pò come dire "la sensualità delle vite disperate" che fotografò, cantandola, Conte, per quanto lei la sfumasse nell'ironia. Scomparsa oggi, la Clayburgh resterà nell'immaginario collettivo l'attrice americana degli anni Settanta, insieme a Faye Dunaway. Fece moltissimi film, e rappresentò il suo tempo, incarnandone gli entusiasmi e le angosce. A volte profondi, a volte effimeri. Il tempo dopo cercò altri sguardi, per altri film.

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