
Centrosinistra è una parola. Centrosinistra sono (almeno) due significati.
Ve ne è uno originale, storico; ed un altro, contestuale, legato ai tempi recenti.
Quello storico racconta di governi - appunto "di centrosinistra" - in cui leader e personalità che non si ricordano certo radicali ed estreme hanno costruito coalizioni ed esecutivi ad essi affini, volti a realizzare programmi ispirati a valori di progresso sociale e solidarietà.
Quello recente descrive (almeno molto spesso) semplici e banali ammucchiate elettorali, dove radicalismi sinistrorsi (o sedicenti tali) che mai avrebbero - da soli - alcuna prospettiva di leadership, si aggregano disperatamente a "centri", meglio se non troppo grandi e condizionanti, e a gruppi di potere, per ottenere una indispensabile legittimazione.
Nel primo caso il centrosinistra ha scritto - possiamo rivendicarlo con orgoglio - la storia migliore di questo Paese.
Nel secondo, invece, ne ha assecondato e accompagnato - al pari del berlusconismo e di una (ugualmente) distorta ed impropria idea di "centrodestra" - un tramonto malinconico e inarrestabile.
Scegliere in quale di queste due opzioni riconoscersi per il futuro non parrebbe, all'apparenza, difficile. Specie in un momento tanto delicato.
Non è così, invece.
La lezione sembra infatti non del tutto chiara, comunque non ancora sufficiente.
C'è infatti chi pensa di poter ancora giocare con le parole, con la storia, e - in definitiva - con l'Italia.
Questa volta, tuttavia, un errore potrebbe essere realmente fatale. Sicchè va impedito.
Come? Con gli uomini, le idee, e la cultura della responsabilità. Con lo spirito vero, autentico, storico, di centrosinistra; e con un po' di quel coraggio riformista che ne ha informato le scelte. Scelte che hanno fatto l'Italia. Un'Italia che ci piaceva, e si piaceva.
Nessun commento:
Posta un commento