
Difficile non pensare, a 43 anni esatti dalla morte, alla vicenda di Ernesto Guevara de la Serna. Benestante figlio di un'Argentina forse con più prospettive di quella attuale, egli ha trascurato il proprio privilegio, per dedicare tutto il proprio vivere all'altrui riscatto, ovunque esso dovesse trovare luogo.
Per fare questo ha sognato, ha studiato, ha teorizzato la rivoluzione; quindi ha lottato, ha organizzato, e ha ammazzato. Si è sporcato come si sporca ogni guerrigliero: le vesti macchiate dalla trincea; la coscienza corrotta da un'ideologia che ammette la violenza, e implica la soppressione del nemico.
Chiedersi se abbia fatto bene mi sembrerebbe un poco puerile.
In ogni caso non sta di certo a me dirlo.
Nell'ipotetico giudizio su di lui sono da sempre combattuto - io stesso - tra idealismo e realismo.
E' inevitabile.
Perchè il punto di osservazione da cui lo si voglia guardare, e giudicare, sarà esso stesso il giudizio.
Pertanto preferisco non guardare. E limitarmi, invece, a una breve considerazione.
Divenuto uomo di governo (e addirittura Presidente della Banca Nazionale di Cuba), capì di non essere tagliato per quel tipo di vita; tornò quindi in trincea, come i vecchi divi sportivi tornano in pista o in pedana, o sul ring.
Prima il Congo, poi la Bolivia. Furono entrambi fallimenti.
E fu dunque così che morì: in un malinconico ritorno.
Lui lo dipinse sempre come uno sforzo di globale riscatto planetario: quasi un antesignano della mondializzazione: ma questo non deve stupire, perchè era uomo di buone letture, non banale.
Colto borghese, quindi, nonchè bello e aitante rugbysta, andò a cercarsi un destino imprevedibile e comunque non facile.
E lo fece in buona fede. Cosa che non sposta di una virgola il giudizio che ciascuno vorrà e potrà dare, ma che almeno dovrebbe - io credo - suggerire il rispetto per una scelta.
Perchè quest'uomo, sognatore o assassino, o entrambi, assai più che un'icona da maglietta, uomo lo era davvero. Nel bene o nel male.
1 commento:
Il 9 ottobre sarebbe anche l'anniversario del Vajont (9 ottobre 63). Meno Che e più Italia?
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