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sabato 23 ottobre 2010

Parlare ai bambini.


Sarebbe bello se oggi Gianni Rodari potesse compiere gli anni. Ne farebbe novanta.
Invece è morto giovane, prematuramente.
Il vuoto che ha lasciato, nel tempo, se possibile, è cresciuto.
Non la consapevolezza di quel vuoto, probabilmente.
Questi infatti sono anni in cui un pedagogista non ha molto senso di essere.
Questi sono anni che insegnano a non apprendere, e forse anche a non insegnare.
Ma di lui mi piace ricordare soprattutto l'ironia sottile, il disincanto,
che usava nello scrivere - per grandi e per bambini - facezie più che serie come:

Per colpa di un accento
un tale di Santhià
credeva d'essere alla meta
ed era appena a metà

Il suo contributo mi fa venire in mente quello di un altro grande, questa volta un regista: Francois Truffaut. Anche lui scomparso troppo presto, egli seppe descrivere e interpretare come nessuno il tema dell'infanzia, dandogli una dignità autentica. E priva di retorica.
Memorabile resta il discorso finale del maestro de "Gli anni in tasca" (VEDI), ma a me piace ricordare quei pochi minuti in cui lo stesso maestro - appena divenuto padre - porta alla classe la notizia.
E' una scena breve, una questione di particolari; e i particolari possono parlare per ore. Anche per sempre. Anche ai bambini.


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