Lo vado a ritrovare tra gli altri, sullo scaffale, in una sera di autunno che ben gli si adatta; e anche questa volta non mi tradisce.
"Avete mai visto le spalle di un uomo che cammina davanti a voi? Io le ho viste. Sono le spalle comuni di un uomo qualsiasi. Ma si prova una sensazione di sgomento. C'è tutta la banalità umana. Il grigiore quotidiano del capofamiglia che va al lavoro, o al suo focolare...allegro. I piaceri di cui è fatta la sua esistenza senza scampo. Sì, certo...tutto dentro la naturalezza di quelle spalle vestite. E io lo odio, quell'uomo. E provo uno schifo fisico diretto, senza impegno, senza ideologie sociali. L'intolleranza e il disprezzo che dovrebbe avere un Dio che guarda..."
"Avete mai visto le spalle di un uomo che cammina davanti a voi? Io le ho viste. Sono le spalle comuni di un uomo qualsiasi. Ma si prova una sensazione simile alla tenerezza. C'è tutta la normalità umana. La fatica quotidiana del capofamiglia che va al lavoro. I piaceri di cui è fatta la sua precaria esistenza, sì, certo...tutto dentro la naturalezza di quelle spalle vestite. Quello che io provo per quell'uomo è una comprensione diretta, senza impegno, senza ideologie sociali. Attraverso quest'uomo li posso vedere tutti. Nessuno sa quello che fa, nessuno sa quello che vuole, nessuno sa quello che sa.Intelligenti, stupidi...che differenza c'è? Vecchi, giovani...certo, tutti della stessa età. Uomini, donne...Che vuoi che conti?...Tentativi di persone che forse...esistono. Sì, quell'uomo è tutto. Bisognerebbe essere capaci di trovare...la consapevolezza e l'amore che dovrebbe avere un Dio che guarda."
Da "Il Grigio", Einaudi, 2003.
Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Uomini curiosi. Amici di una vita. Artisti.
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